Alunni a scuola senza cibo: “Così capiscono i profughi”

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“Così capirete anche voi cosa significa provare i morsi della fame”.

In una scuola elementare di Thiene, nel vicentino, a quindici bambini è stato vietato di mangiare la merenda per sentire sulla propria pelle cosa provano i ‘profughi’ che ogni giorno non possono mangiare a sufficienza.

Il preside della “Zanella” di Lampertico ha chiesto a tutti i 140 alunni di portare da casa soltanto una bottiglietta d’acqua e 50 centesimi. Tutti i soldi sono stati, poi, raccolti in un unico salvadanaio e il ricavato verrà destinato a una scuola in Libano dove studiano i cosiddetti profughi siriani. Una sorta di racket.

Inutile spiegare a questo impiegato pubblico che anche in Italia ci sono bambini senza cibo, basta andare nella vicina Udine, dove una ragazzina è svenuta in classe.

“Questa iniziativa fa parte del progetto ‘Uno sguardo verso l’altro’ inserita nel piano dell’offerta formativa”, ha spiegato il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo, Francesco Crivellaro.

Qualcuno potrebbe carezzare il collo del signor Crivellaro perché capisca come si sentono i Cristiani rapiti e giustiziati dai suoi amici profughi.




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