Torino, M5S espelle il grillino anti-clandestini

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“Preferisco la fedeltà ai principi che quella ai simboli di partito”. Domenica sera potrebbe chiudersi il percorso di Vittorio Bertola, ex consigliere comunale a Torino, nel Movimento 5 Stelle torinese. L’assemblea cittadina voterà sulla proposta di espulsione dal gruppo degli attivisti cittadini, primo punto dell’ordine del giorno della riunione. L’idea è stata lanciata da un consigliere di circoscrizione e un attivista, ma non sembra essere stata apprezzata da alcuni consiglieri comunali che hanno espresso solidarietà al loro predecessore. Lui, uno dei primi militanti grillini sotto la Mole, fondatore nel 2008 della lista civica “Torino a 5 stelle”, non ci sarà “per questo motivo ho pensato di scrivere qualcosa”. E questo qualcosa, pubblicato su Facebook, è simile a un atto d’accusa.

Bertola, che alle ultime comunali non si è candidato e non ha ottenuto nessun incarico nella giunta della sua ex collega Chiara Appendino: “Come l’ho fatto con Chiamparino e con Fassino trovo giusto farlo anche con Appendino, e senza sconti”. E così fa anche in questo suo ultimo post. Spiega che gli attivisti dovrebbero discutere di alcune cose più urgenti come “il rispetto del programma elettorale e delle promesse fatte prima del voto”, e poi tornare su alcuni principi, come il coinvolgimento e la partecipazione e anche il taglio degli stipendi, “visto che sindaco, assessori e presidente del consiglio comunale continuano a guadagnare dai seimila euro al mese in su”. Dell’attuale amministrazione non ha apprezzato le nomine, come il pasticcio avvenuto per il Museo del cinema, o i “lucrosi affari privati derivanti da generose concessioni della nuova amministrazione”, quelli dei mercatini natalizi al centro di polemiche e inchieste.

Così invita i grillini a “preoccuparsi dei segnali evidenti di assimilazione del M5S alla mediocrità della politica italiana, dei primi arresti nel Movimento nazionale, del continuo cercare scuse, usare il marketing per negare i problemi, cercare traditori e nemici per sviare l’attenzione”. Tutte queste critiche non arrivano per vendette – spiega lui -, né per il rancore di non aver ottenuto un incarico, ma perché “spero di svegliare ancora qualcuno”.

A suo sostegno, sul post di Facebook, arrivano le parole del consigliere comunale del M5S torinese Massimo Giovara: “Proporre l’espulsione dall’assemblea è un errore gigantesco. Spero in un ripensamento degli attivisti”. Domenica si vedrà cosa decideranno. Se espulso dal gruppo, Bertola non avrà più la possibilità di intervenire sulle questioni cittadini. Lui, però, teme che sia il primo passo per escluderlo poi dalla piattaforma nazionale del M5S.

La colpa di Bertola è essere non omologato alla visione di Appendino sull’immigrazione, quella che vede una ormai evidente continuità con la giunta Fassino. Fu infatti lui, nel 2015, stilò le proposte del M5S sull’immigrazione, con tanto di imprimatur di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2015/08/quattro_proposte_sullimmigrazione_di_vittorio_bertola.html

Vittorio Bertola, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Torino, lancia in Rete quattro proposte per affrontare l’emergenza: “Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per ‘gravi motivi umanitari’. Negli altri Paesi europei questo tipo di permessi non esiste o viene usato in maniera molto minore, da noi invece con questa motivazione si fanno entrare persone che non dovrebbero. Perché? Proprio per alimentare l’industria dell’accoglienza”

Niente di straordinariamente punitivo, semplice buonsenso. Ma che, evidentemente, non trova più spazio.




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