“Mi sono svegliata su un tavolo, i vestiti a terra, sul corpo i segni di quello che mi avevano fatto…”

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“Mi sono svegliata su un tavolo di legno, i vestiti buttati a terra, sul mio corpo i segni di quello che mi avevano fatto…”.

La vicenda è questa, e lo stupro è avvenuto nel 2010, ma la rete di protezione omertosa che ha coperto i farabutti stupratori del centro sociale ha permesso di proteggerli dal processo fino ad oggi. I siti anti-bufala parlavano di ‘Fake News’ inventata da siti ‘fascisti’:

Parma: Stupro di gruppo nel centro sociale

Scrive il giornale locale:

I compagni della “Raf”, la rete antifascista di Parma, l’hanno stuprata nel centro sociale mentre festeggiavano, come ogni 12 settembre, la cacciata delle camice nere dalla città. Sei anni fa, quando si è consumata la violenza sessuale, Claudia aveva 18 anni. Ma il processo contro i tre stupratori è iniziato solo oggi. Finora i compagni sono stati protetti, anche dalla magistratura. Visto che spesso sono figli di magistrati.

L’hanno stuprata per un’intera notte. In tre, forse di più. I compagni hanno abusato di lei, un’amica, dopo averla drogata. Il tutto filmato da un cellulare per immortalare quell’orrore sessuale. E quando Claudia si è rivolta alla polizia per denunciare quanto accaduta è stata emarginata. Le sue amiche l’hanno bollata come un'”infame” e non le hanno più parlato.

Eppure “per tre anni, dal 2010 al 2013, erano stati tanti (e tante) i compagni e le compagne che avevano visto quel video, girato con un vecchio Nokia, e dove Claudia (naturalmente il nome è di fantasia) viene addirittura chiamata con un nomignolo che allude, e qui l’orrore è massimo, ad atti ancora più brutali durante la violenza. Ma nessuno aveva rotto il silenzio, quasi fosse più importante difendere il movimento da incursioni di polizia e carabinieri, piuttosto che denunciare lo stupro e solidarizzare con la vittima”.

Claudia si risveglia dall’incubo dello stupro all’alba. “Ripresi i miei vestiti e me ne andai – racconterà più avanti agli inquirenti – lì dentro non c’era più nessuno”. I compagni l’hanno abbandonata a terra. Come un pezzo di carne masticato e poi sputato. Inizialmente non denuncia. E così gli stupratori, come denunciano le “Romantic Punx” sul blog Abbatto i muri, “continuano a frequentare cortei, manifestazioni, ridono, bevono birra, escono con ragazze, nonostante giri un video in cui fanno sesso con una donna che sembra morta”. Il 30 agosto del 2013, quando una bomba carta scoppia accanto alla sede di CasaPound, i compagni della Raf finiscono nell’occhio del ciclone. Anche Claudia viene interrogata. Ma subito si chiama fuori spiegando che da quel mondo si è allontanata “dopo una brutta storia”. E quella brutta storia, finalmente, viene fuori.

L’anno scorso, in seguito alla denuncia di Claudia, finiscono ai domiciliari Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni). La ragazza viene, quindi, contattata dai compagni che la minacciano e la insultano. “Con gli sbirri – le dicono – devi solo tacere”. Pretendono che lei “alleggerisca” le dichiarazioni. Tanto che i giudici fanno partire un’altra indagine, questa volta per favoreggiamento. “Uno stupro è sempre un atto fascista – dice qualcuno – anche se chi lo commette si dichiara antifascista”.

No, è tipico del progressista chic da centro sociale stuprare donne drogate e inermi. Magari godendo mentre le fanno stuprare da giovani fancazzisti africani. E’ la loro perversione preferita.




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