COMO: Soldi spesi per i profughi, niente sostegno per 2 adolescenti disabili

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Centro di accoglienza in via Regina, il prefetto Bruno Corda risponde al consiglio comunale. Con una lettera inviata al sindaco Mario Lucini, il rappresentante del Governo fornisce i chiarimenti richiesti attraverso una mozione approvata a Palazzo Cernezzi. Innanzitutto spiega che la normativa non consente ai consiglieri di accedere al campo, aggiunge però di aver formulato un apposito quesito al ministero dell’Interno. Poi fornisce dettagli sui costi della struttura: «La gestione è stata affidata, mediante convenzione, al comitato provinciale della Croce Rossa, per un importo di 25 euro per migrante al giorno. La Croce Rossa deve garantire: gestione amministrativa, assistenza generica alla persona, pulizia e igiene, erogazione pasti, fornitura beni.

Il prefetto sottolinea poi che sono garantiti servizi di informazione, orientamento e mediazione linguistico-culturale. E annuncia: «Per valorizzare l’esperienza del volontariato, che ha fornito un importante supporto nel periodo di permanenza dei migranti alla stazione, è stata richiesta la presentazione di progetti per fornire ulteriori stimoli e favorire un maggiore impegno delle persone presenti nel centro.

Ovviamente, per mantenere i fancazzisti, da qualche parte devi tagliare. E il mondo dei disabili è il preferito.

Così a Como, due adolescenti con problemi di udito hanno perso le insegnanti di sostegno: non ci sono i soldi. Per loro.

Dodici e quattordici anni, tante difficoltà nel proprio percorso di vita dovute ad una disabilità neurosensoriale. Ma soprattutto l’assenza delle istituzioni, quelle stesse istituzioni che dovrebbero – ai sensi di legge – dare un supporto ai più deboli.

Questa è la storia di Antonella Steri e Bruno Tettamanti di Asso, genitori di Maria Francesca 14 anni e Giada 12 anni. Le ragazzine frequentano medie e superiori, entrambe hanno gravissimi problemi di udito che rende difficile il loro rapporto con i compagni, il mondo che le circonda e lo studio. In teoria per loro è previsto un supporto che però è a rischio dalle prossime settimane.

«Giada è affetta da sordità neurosensoriale bilaterale – spiega il papà Bruno -. È seguita da un insegnante di sostegno e da un’educatrice per sei ore a settimana. Non mi soffermo sulla diminuzione continua delle ore disponibili, basti pensare che fino ad un paio d’anni fa erano dodici. Le ore sono poche ma ci accontentiamo, il problema è l’assenza assoluta di programmazione, si lavora mese per mese. Da dicembre però ci ha detto di una totale assenza di fondi, quindi in teoria da gennaio non avremo più alcuna assistenza educativa».

Situazione simile per Maria Francesca: «Mia figlia frequenta le superiori, ha quattordici anni – spiega la mamma Antonella Steri – E’ seguita a casa per quattro ore alla settimana. L’educatrice ci ha già informato che dal 23 dicembre non ci sono più fondi disponibili quindi non potrà continuare a seguirci».

I genitori sono davvero disperati: «Che fatica essere aiutati. Ogni volta devi lottare per avere una mano, devi telefonare più volte in Provincia e poi in Regione – spiegano -. I due enti poi si rimbalzano le competenze, dalla Provincia dicono di chiedere in Regione e viceversa. Il problema è che alla fine a rimetterci sono le ragazzine. Da gennaio non ci sarà più accordato il servizio».




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