BRASILE, UCCISO ALTRO ITALIANO: ENTRATO IN FAVELA PER ERRORE

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Un turista italiano, Roberto Bardella, è stato ucciso a Rio de Janeiro dopo essere entrato per sbaglio a Morro dos Prazeres, una favela nel centro della metropoli carioca. Lo riferiscono i media brasiliani. In base alle prime informazioni divulgate dalla polizia, l’uomo è stato colpito alla testa da un proiettile ed era in compagnia di un amico, anche lui italiano, che sarebbe riuscito a fuggire illeso.

In moto nella favela – Secondo le forze dell’ordine, gli agenti hanno ricevuto alle 11 circa una segnalazione della scomparsa di due turisti italiani nella zona. Dopo aver circondato la favela, il corpo di uno di loro è stato trovato in Rua Cândido de Oliveira. La vittima stava percorrendo in moto la baraccopoli, considerata “pacificata” dalle forze dell’ordine, insieme all’amico Rino Polato. I due sarebbero poi entrati senza volere in un’area ancora controllata dai trafficanti, che avrebbero iniziato a sparargli contro.

Bardella sarebbe morto sul colpo, mentre Polato, inizialmente catturato dai banditi, sarebbe stato poi rilasciato e ritrovato dalle forze dell’ordine in evidente stato di shock. Uomini del Battaglione per le operazioni speciali della polizia militare (Bope) starebbero già compiendo un’operazione all’interno della favela alla ricerca dei criminali.

Ripetiamo quanto scritto, solo pochi giorni fa, dopo L’ASSASSINO DI PAMELA CANZONIERI e di Alberto Baroli.

Circa il 20 per cento di tutte le morti per omicidio del mondo avvengono nel ‘triangolo mulatto’: Brasile, Colombia e Venezuela, nonostante i tre paesi abbiano meno del quattro per cento della popolazione totale del mondo. Significa che hanno una predisposizione all’omicidio 5 volte maggiore alla media globale. Interessante.

I dati arrivano da Homicide Monitor compilato dall’Istituto Igarape con sede proprio in Brasile che ha elaborato dati ufficiali, e rivela gli alti tassi di omicidio in America Latina e Caraibi, dove un terzo di tutti gli omicidi del mondo si verificano.

La regione contiene solo l’otto per cento della popolazione totale del mondo.

Honduras (85,5 omicidi per 100.000 abitanti), Venezuela (53,7) e le Isole Vergini Americane (46,9) hanno i più alti tassi di omicidio. Per avere un termine di paragone, in Italia ci sono stati nello stesso periodo 530 omicidi, ovvero 0,9 omicidi per 100.000 abitanti. E sappiamo bene, chi ha commesso molti di questi.

Ma attenzione, non è una questione geografica. La correlazione tra ‘società multirazziale’ e violenza omicida è quasi ‘oscena’, tanto è precisa. Ma anche qui, questo è vero sempre, ma è ancora più accentuato quando la società multirazziale ha presenza di neri (africani subsahariani, e infatti livelli simili sono presenti nell’Africa Nera) e soprattutto quando questa presenza ha causato meticciamento (mulatti).

E’ come se il ‘mescolar delle razze’ creasse una caduta dell’ordine morale. Un ‘dis-ordine’ naturale. Il dissolversi dei legami che causa il crollo delle regole.

Il Brasile ha avuto 56.337 omicidi nel 2012 (l’anno più recente per cui sono disponibili i dati), Venezuela e Colombia 16.072 e 15.733. Sono tutti Paesi ad alta concentrazione di mulatti, a differenza di Cile e Argentina, che infatti hanno numeri quasi normali.

Questi dati confermano gli studi del sociologo Pinker. Ad alti livelli di ‘mescolamento etnico’, corrispondono alti livelli di disuguaglianza sociale: il Brasile è un caso emblematico, in particolare nel nord del Paese, dove, del resto, neri e mulatti sono presenti in modo sproporzionato.

E queste disparità sono al tempo stesso effetto e causa dell’alto livello di omicidi.

Ci sono ovviamente casi particolari, seppure lontani numericamente, come la Russia: ma qui entra in gioco la Cecenia e il Caucaso, quindi entriamo in altri scenari. O la Groenlandia, dove il meticciamento ha altre componenti.




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