Bergoglio: “Troppa libertà di informazione, basta dare brutte notizie”

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In una intervista al settimanale cattolico belga ‘Tertio’. Bergoglio invoca la censura, chiedendo ai media (già di perse poco propensi a raccontare la realtà) di “non cadere nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia (mangiare escrementi), si può fare molto danno”.

L’avrà lui la tendenza alla coprofagia. Ma che gente frequenta? I media devono descrivere la realtà, non una versione onirica e abbellita della stessa in stile totalitarismo del carosello. Non esistono notizie brutte o belle, ma solo vere o false.

I media, per Bergoglio, “possono essere tentati di calunnia, e quindi essere usati per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica. Possono essere usati come mezzi di diffamazione: ogni persona ha diritto alla buona fama, però magari nella sua vita in precedenza, nella vita passata, o dieci anni fa, ha avuto un problema con la giustizia, o un problema nella sua vita familiare, e portare questo alla luce oggi è grave, fa danno, si annulla una persona! Nella calunnia si dice una bugia sulla persona; nella diffamazione si mostra una cartella – come diciamo in Argentina: ‘Se hace un carpetazo’ – e si scopre qualcosa che è vero, ma che è già passato, e per il quale forse si è già pagato con il carcere, con una multa o con quel che sia”.

Quindi se, facciamo l’ipotesi, si scoprisse che Bergoglio in Argentina copriva qualche pedofilo, diciamo una decina di anni fa, non dovremmo scriverlo? Bizzarro.

Avverte Bergoglio: “Non c’è diritto a questo. Questo è peccato e fa male”.

No, questa è libertà di espressione. Hombre.




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