GLOBALIZZAZIONE: PECHINO AVVOLTA DALLA NEBBIA INQUINANTE – FOTO

Nuova emergenza smog a Pechino con la concentrazione di Pm 2.5, le polveri sottili dannose per la salute, schizzata a quota 551, secondo i dati diffusi dell’ambasciata Usa e aggiornati alle 22 (le 15 in Italia), mentre la visibilità si è ridotta a poche decine di metri. Il consueto sms della municipalità ha raggiunto giovedì i cellulari con il lancio per il weekend dell’allerta “arancione”, il secondo dei 4 livelli di gravità dell’inquinamento, con tanto di disposizioni a ridurre le uscite al minimo indispensabile.

L’industrializzazione improvvisa senza controllo, con migrazione di interi comparti produttivi dall’Occidente alla Cina è alla fonte di questa catastrofe ambientale.
In Cina non esistono i vincoli ambientali che esistono da noi, sono un costo immediato che le multinazionali non vogliono sostenere e che il governo cinese è felice di non imporgli anche perché, in quel caso, con la Globalizzazione, non farebbero altro che “migrare” in un’altra zona del pianeta più “multinazionale-friendly”. E questo è il motivo per il quale la competizione che la Globalizzazione – che è libera circolazione di uomini e prodotti senza barriere – ci impone con i paesi come la Cina, è insostenibile. A meno di non “adattarci” alle condizioni cinesi: già in parte avviene a Taranto, dove si deve barattare la salute con un lavoro.

Che la Globalizzazione sia insulsa e dannosa, lo spiega un piccolo esempio: abbiamo Luca e Kim, il primo è benestante, il secondo povero. Il primo lavora 8 ore al giorno in un ambiente comodo e non inquinato. Il secondo non lavora. Un giorno la società A, convoca i due e mette il lavoro di Luca “all’asta”…Il resto lo immaginate da soli, ed è in estrema sintesi ciò che avviene con la Globalizzazione in termini macroeconomici.

Queste immagini e l’incidenza che ha il cancro in ampie zone della Cina – già definite “villaggi del cancro” – ha anche delle enormi ricadute economiche sulla Cina stessa, che manifesteranno la loro gravità negli anni a venire, impedendo alla Cina di divenire una nazione ricca. La Cina non diverrà ricca secondo i parametri occidentali, perché l’impatto dell’inquinamento avrà effetti devastanti sulle sue – già scarse – risorse idriche e sulla salute dei propri cittadini. La salvaguardia ambientale – che è certamente un costo immediato – si ripaga poi nel tempo. E’ tempo che il consumo dell’ambiente entri nel calcolo della ricchezza prodotta, perché fare come la Cina, e far crescere il Pil del 10% annuo consumando a ritmo forsennato le proprie risorse ambientali, significa poi dover sostenere costi futuri che abbasseranno il Pil nel tempo.

In sintesi la Globalizzazione impoverisce le nazioni ricche e arricchisce in modo illusorio quelle povere. Le élites delle prime e delle seconde si arricchiscono invece entrambe perché possono godere, potendo spostare liberamente uomini merci e loro stessi, delle condizioni più favorevoli di entrambe le situazioni: produrre dove costa meno, vendere dove conviene di più e vivere dove non si inquina.



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