Recoaro, Comitato Prima Noi: “Accoglienza diffusa è invasione camuffata”

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ASSEMBLEA A RECOARO SUI PROFUGHI. PRIMANOI, “I RECOARESI NON CEDANO AI COMPROMESSI. L’ACCOGLIENZA DIFFUSA NON E’ LA SOLUZIONE MA UN ESCAMOTAGE PER FARCI INDORARE LA PILLOLA”

Ieri sera si è tenuta l’assemblea dei cittadini recoaresi alla quale ha partecipato anche il Sindaco Giovanni Ceola mentre nessun rappresentante della prefettura, nonostante l’invito, si è presentato all’incontro che ha visto la partecipazione di molti cittadini. Durante la serata il dibattito si è concentrato sull’annunciato arrivo dei richiedenti asilo all’ex albergo al Bersagliere che nelle ultime settimane ha riacceso le preoccupazioni dei recoaresi manifestatesi anche in proteste di piazza.

I rappresentanti del comitato spontaneo locale si sono ritrovati d’accordo con la scelta dell’Amministrazione comunale nel sostenere che l’accoglienza verso i migranti è “un passaggio doveroso che coinvolge tutti” ma nel contempo chiedono che dagli uffici della Prefettura siano comprese le osservazioni critiche della popolazione viste “le particolari dinamiche socio-economiche del paese cui si aggiunge il tentativo di recuperare con le Terme quell’indotto economico che una presenza eccessiva di migranti potrebbe mettere in discussione”.

I rappresentanti del comitato di cittadini PrimaNoi condividono le preoccupazioni espresse dai recoaresi ma ritengono utile avvertire il gruppo locale promotore dell’iniziativa, “di non cedere alla tentazione dei compromessi, perché di questo si tratterebbe se ci si piega ad accettare l’accoglienza diffusa come soluzione prospettata da un Governo che è responsabile di quanto sta accadendo.”

“I recoaresi devono sapere che l’accoglienza diffusa non da nessuna garanzia sul rispetto delle quote che ogni Comune dovrebbe avere in casa propria -spiegano dal comitato- dal momento che non essendoci la volontà politica del Governo ad agire per un blocco totale dei flussi, è facile prevedere che i 2400 falsi profughi ospiti nel vicentino, l’anno venturo aumenteranno ancora facendo saltare il banco e ogni previsione di una gestione razionale e organica del fenomeno”.

“I muri o le barricate forse non servono a impedire che lo Stato calpesti i nostri territori e le sue comunità -sottolinea ancora PrimaNoi- pur tuttavia è l’unica strada percorribile per dimostrare al Governo e ai suoi impiegati che i cittadini non sono disposti ad accettare passivamente lo status quo imposto da Roma”.

L’invito che PrimaNoi rivolge agli amici di Recoaro non lascia spazio ad interpretazioni: “Rimaniamo convinti dell’importanza di creare forme di partecipazione tra cittadini mettendo in relazione le esperienze che interessano le realtà che stanno vivendo questo problema sulla propria pelle, evitando quindi forme di isolazionismo e di egoismo che andrebbero immancabilmente a rafforzare i sostenitori dell’accoglienza senza se e senza ma”.

Secondo i dati in possesso del comitato PrimaNoi in questi ultimi 5 anni sono stati prelevati undici miliardi di euro dalle tasche degli italiani allo scopo -spiegano- “di mantenere migliaia di giovani africani per i quali l’Italia non ha nessun obbligo, mentre migliaia di giovani italiani abbandonano la propria terra alla ricerca di un lavoro, non di certo per fare i profughi o spacciarsi come tali. Questo è un elemento centrale in tutta questa storia che consigliamo di non dimenticare mai, come non bisogna dimenticare che la politica delle braccia aperte è tanto dannosa per noi quanto per gli stessi africani che si ritrovano, una volta terminato il processo di valutazione della domanda d’asilo, a non avere prospettive dignitose, mentre si impoveriscono ulteriormente i Paesi africani da cui partono questi giovani in gran parte illusi di trovare da noi ciò che non troveranno, mentre i più intraprendenti andranno a fare i puscher per altri africani alimentando la rete della criminalità, una piaga che sta degradando e rendendo sempre più insicuri quartieri interi delle nostre città” -hanno concluso gli attivisti di PrimaNoi.




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