La Scala sostituisce giovani italiani con africani: “Cinquanta di loro lavoreranno qui”

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Il progetto di offrire corsi dell’Accademia d’arti e mestieri della Scala a «una cinquantina di rifugiati» è in fase di studio, come ha annunciato ieri mattina il sovrintendente Alexander Pereira, in occasione della presentazione, ai detenuti del carcere di San Vittore, dello spettacolo che aprirà la nuova stagione: la «Madama Butterfly» di Puccini.

L’oscena boutade non è la prima volta che questo Pereira la rende nota, con spregio della manodopera locale che lui vorrebbe sostituire con giovani maschi africani.

L’Accademia della Scala ha organizzato in passato questi corsi per persone in difficoltà a Napoli, Palermo, Bari e Catania, ragazzi dai 18 ai 25 anni. Ora non sarà più possibile, saranno sostituiti da africani.

Per coinvolgere nell’insegnamento di questi lavori manuali anche i migranti, via Filodrammatici potrebbe ricorrere a un accordo con altri teatri europei. Il sovrintendente austriaco – torna a Vienna – ha poi ricordato che come gli altri anni, la prima sarà in proiezione diretta e diffusa in tutta la città e, appunto, su maxischermo anche nella casa circondariale di piazza Filangieri, in quella di Bollate e, per la prima volta, al carcere minorile Beccaria. Per il numero uno di via Filodrammatici, accolto dalla direttrice del carcere, Gloria Manzelli, si è trattato del terzo incontro consecutivo con i detenuti per presentare l’opera di inizio stagione.

Poi, purtroppo, lo hanno fatto uscire.




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