Califfo a immigrati islamici: “Colpite Italia ora”

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“Isis ha dato mandato ai mujaheddin kosovari o comunque dell’area balcanica di colpire il territorio italiano”. L’allarme, arrivato ai Servizi Segreti non arriva dai Paesi dell’area mediorientale ma dalle nostre carceri, in particolare da quella di Rossano Calabro, che è, insieme a quella di Macomer in Sardegna, l’istituto dove si trovano la maggioranza dei detenuti per terrorismo islamico.

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“Il dato è rilevante, da quando è scattata l’emergenza per possibili attacchi del Califfato è la prima volta che abbiamo una segnalazione così specifica”, spiega una fonte qualificata della nostra intelligence.
“Ancora non sappiamo come sia filtrata”, continua la fonte, “se sia frutto di una intercettazione oppure di una confidenza fatta a qualche agente della polizia penitenziaria”.

RIDENTE CITTADINA BOSNIACA
RIDENTE CITTADINA BOSNIACA

Gli ordini sono arrivati direttamente dal Califfo Al Baghdadi e specifica, anche, il tragitto che i combattenti devono seguire: quello dei profughi. Ovvero attraverso i Balcani, poi Kosovo e Bosnia, che ormai sono veri e propri tumori islamici nel cuore dell’Europa e quindi basi di approvvigionamento per terrorisi islamici – grazie Clinton e D’Alema – entrando in Italia dalla Svizzera o da Trieste.

Gli obiettivi: “Il nord e parte del centro Italia rappresentano le aree dove maggiormente si concentrano le comunità di immigrati originarie dei Balcani”.

Gaffur Dibrani, l'uomo kosovaro di 24 anni arrestato a Brescia con l'accusa di apologia di terrorismo, 3 novembre 2016
Gaffur Dibrani, l’uomo kosovaro di 24 anni arrestato a Brescia con l’accusa di apologia di terrorismo, 3 novembre 2016

C’è poi una nota riservata dei Servizi segreti che denuncia: “Le intensificate attività di proselitismo radicale nei Balcani presentano elevati profili di minaccia per l’Italia, in virtù della sua contiguità geografica e della presenza sul territorio nazionale di compagini originarie di quei paesi, che rimangono chiuse e autoreferenziali laddove i vincoli etnici risultano più forti della spinta all’ integrazione”. In questo momento sono tre i luoghi sotto osservazione: la comunità di Monteroni d’Arbia in provincia di Siena e alcune aree di Lecco e Cremona.




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