Erdogan come Renzi: commissaria 30 comuni ribelli

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Una dopo l’altra, le città governate dai curdi nel sud-est della Turchia finiscono sotto il controllo del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Nelle ultime 48 ore, un’ondata di nuovi arresti di amministratori locali, accusati di legami con i “terroristi” del Pkk, ha aperto la strada al commissariamento di altri 4 grandi centri, dove al posto dei sindaci eletti il governo di Ankara ha inviato i suoi uomini di fiducia. Van, Siirt, Tunceli e Mardin, dove i curdi del Dbp – branca locale dell’Hdp – avevano stravinto le elezioni, sono adesso nelle mani di Erdogan.
Un giro di vite che non si ferma e rischia di scatenare nuove tensioni, dopo che una settimana fa un attacco attribuito al Pkk è già costato la vita all’inviato governativo che aveva preso il posto del sindaco eletto di Derik, nella provincia di Mardin.
Le municipalità curde commissariate dopo la stretta seguita al fallito golpe sono ormai più di 30. In manette erano già finiti anche i co-sindaci della ‘capitale’ curda Diyarbakir.

Renzi ha fatto lo stesso con Padova, ha usato un paio di forzitalioti subito cacciati da FI per fare cadere Bitonci e poi commissariare la città. Avendo via libera per inondarla di fancazzisti africani. Stessa cosa avvenuta con altri comuni. E con tutti i presidenti di provincia, non più eletti dal popolo, ma nominati dai partiti.

Il 4 dicembre non si vota per la riforma costituzionale, si vota per la sopravvivenza della nostra democrazia.




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