Campo Nomadi non può essere sgomberato: c’è criminale ai domiciliari

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SAN MARTINO DI LUPARI (PADOVA) – Il Comune vuole sgomberare gli Zingari da un campo occupato abusivamente, ma non può: infatti, quando arriva un tecnico dell’Enel per staccare la corrente scopre che uno degli occupanti indossa un braccialetto elettronico impostogli dal tribunale. Se il criminale è ai domiciliari in un campo abusivo, quel campo diventa legale: fanculo le leggi di questo Stato in disfacimento morale, prima che politico.

Il sindaco di San Martino di Lupari, Gerry Boratto, ricostruisce la vicenda: «Si tratta di uno spazio sistemato proprio davanti all’isola ecologica, che è aperta tre volte alla settimana, dove vanno a portare i rifiuti centinaia di persone. Persone che da tempo mi segnalano disagi legati alla presenza delle roulotte».

«Dei nomadi hanno acquistato un pezzo di terra agricolo senza possibilità di edificarlo da un privato di San Martino di Lupari. Dopo l’acquisto hanno piantato una siepe attorno al campo e sono arrivate altre roulotte. Inspiegabilmente», sottolinea il primo cittadino, «l’Enel ha concesso l’allacciamento di elettricità e il consorzio di bonifica ha reso possibile la realizzazione di un pozzo per attingere l’acqua».
L’amministrazione si è attivata subito segnalando i titolari dell’area per lottizzazione abusiva e ha avviato le pratiche amministrative per lo sgombero. «Hanno voluto impugnare al Tar gli atti del Comune, ma hanno perso».

Nei primi mesi di quest’anno l’amministrazione comunale ha così chiuso la procedura e in base al testo unico sull’edilizia è diventata proprietaria dell’area. «Nel frattempo», continua Boratto, «la polizia locale si è attivata con il comitato per l’ordine e la sicurezza di Padova, presieduto dal Prefetto, per le procedure di sgombero. Il problema è che l’11 maggio scorso il Tribunale di Treviso ha messo ai domiciliari proprio nel campo in questione un nomade, con relativo braccialetto elettronico».
E così, quando il tecnico Enel si è presentato per stoppare l’erogazione di elettricità, si è dovuto bloccare per evitare lo spegnimento del braccialetto. «Con ogni probabilità», conclude il sindaco, «la Procura nulla sapeva dello sfratto in atto». La svolta mercoledì pomeriggio:
il Tribunale di Treviso ha revocato il braccialetto, destinando il pregiudicato a una comunità di Conselve. Non carcere, comunità.
«Non sono stati mesi facili, con il rinvio continuo dello sgombero: tutto poteva essere risolto già in primavera», chiosa Boratto.

Riflessione: il privato che ha venduto un pezzo di terra agli zingari, vada in kyenge.




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