AFFITTA CASA A 5 PROFUGHI: NE ARRIVANO 21, DEVASTATA

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BUSINESS FINITO MALE PER UN’AFFARISTA TOSCANA – Le avevano detto che nei suoi appartamenti sarebbero arrivate giovani donne di religione cristiana, in fuga dalla guerra. Così lei, che si dice profondamente religiosa e credulona, ha aperto le porte del suo appartamento. Come vuole Bergoglio.

Ma invece di mitologiche ‘ragazze cristiane in fuga dalla guerra’, che esistono solo nella testa dei dementi, si è vista arrivare 21 giovani fancazzisti africani, con un contratto di affitto dell’a$$ociazione.

Siamo alla Filanda di Aulla, dove Adriana Armanda Spediacci, lunigianese di origine, residente a Como coi figli ha affittato casa per l’accoglienza dei finti profughi.

La figlia, Ketty Giampietri: «Nel novembre dello scorso anno – spiega – abbiamo contattato un’agenzia per affittare tre appartamenti e un ufficio, alla Filanda. Ci avevano consigliato di rivolgerci ad una società della zona che avrebbe ospitato nigeriani in fuga dal loro Paese in quanto perseguitati. Hanno mostrato anche alcune fotografie.
Abbiamo acconsentito, con affitti più bassi del prezzo di mercato. Per tre appartamenti arredati, più un ufficio, abbiamo concordato 1500 euro al mese. Non si può di certo definire lucro». Nemmeno regalo.

Ma poi: «Ci avevano assicurato un massimo di 10 persone in tre appartamenti invece – racconta la donna – hanno tirato su un muro, sistemato letti anche nel sottotetto, tanto che abbiamo sollecitato due sopralluoghi, per verificare eventuali abusi edilizi, che infatti sono stati riscontarti. I contatori erano quattro e sono stati unificati: nei nostri appartamenti vivono 21 persone, ma non era questo l’accordo».

Da lì un iter che dura da mesi, con denunce, lettere scritte a tutte le autorità possibili e un procedimento legale in corso. Tra l’altro gli affittuari di altri appartamenti vicini se ne sono andati per la convivenza diventata insostenibile: «Non fanno la raccolta differenziata e ammassano la spazzatura, la buttano anche dal balcone – denuncia la donna – uscivano di casa seminudi e non c’era il minimo controllo, così come non c’è neppure adesso. L’associazione cui ci siamo rivolti a nostro avviso non sta adempiendo ai compiti previsti nella convezione. Sono stata nell’appartamento e ho visto un impianto elettrico non a norma e letti dappertutto».

E in ultimo è arrivata un’ordinanza del comune di Aulla che intima alla signora di ripristinare, entro novanta giorni, gli appartamenti com’erano in origine, abbattendo quindi le pareti. In caso contrario sono previste pesanti sanzioni.

«Non sappiamo più come fare – commenta Adriana – è nostra intenzione portare avanti la procedura di sfratto, ma non è giusto subire tutto questo. Io ho fatto tutto questo in buonafede, sono stata raggirata».

Non proviamo compassione per questa affarista.




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