Vescovo contro Prefetto: “Ci sono limiti all’accoglienza”

Condividi!

Il fatto è che ormai sono così tanti – in Veneto 14.639 richiedenti asilo – da indurre anche molti parroci, oltre alla maggioranza dei sindaci, a dire: «No». Perché prima del fanatismo, arriva la legge fisica sulla non compenetrabilità dei corpi.

Legge incomprensibile al prefetto di Vicenza, l’agente viaggi Eugenio Soldà, che dovendo trovare posto a 2700 turisti africani, è sbottato: «Sono da solo, mi hanno abbandonato tutti, mi hanno sbattuto la porta in faccia pure i parroci. Mi hanno voltato le spalle». A ottobre il prefetto di Padova, Patrizia Impresa, aveva ammesso: «La Chiesa ci ha sostenuti, ma quando si è trattato di trovare dei posti…».

E prima il collega di Venezia, Domenico Cuttaia: «Mi rivolgo alle parrocchie, per un’accoglienza minima di tre o quattro profughi ciascuna — aveva esortato Cuttaia — stanno arrivando anche molti minori e donne. Non possiamo lasciarli per strada».

«Forse i curati non hanno tutti questi spazi a disposizione — nota Enrico Caterino, prefetto di Rovigo che ha requisito un hotel a Ficarolo per gestire i continui arrivi di turisti — ma a me la Curia una mano l’ha data. Ha alloggiato per un mese 26 migranti in un suo edificio in pieno centro, dove tiene i corsi per i seminaristi». Chissà che scene, lì dentro.

Il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol «non può nascondere che tali dichiarazioni abbiano creato stupore e rammarico, soprattutto perché giungono inaspettate. Possiamo comprendere la delicata situazione che il prefetto deve gestire e vogliamo imputare a uno stato di emergenza continua le accuse rivolte ai parroci della Diocesi. I quali però non possono agire senza o contro le proprie comunità».

Di diverso tenore la riflessione del patriarca Francesco Moraglia: «A Venezia c’è disponibilità da parte dei sacerdoti, cerchiamo di ottemperare alle regole imposte dal ministero dell’Interno ma non è semplice, soprattutto vista la crescita esponenziale degli arrivi. Il territorio a un certo punto non riesce più ad accogliere, non credo che non voglia più accogliere. C’è anche chi non vuole, ma questo prescinde dal numero di profughi. Chi si impegna in tal senso deve fare i conti con risorse e forze limitate».




Lascia un commento