Imprenditori cinesi in Italia: “Se dovessimo pagare tasse saremmo fuori mercato”

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Dal giornale locale di Prato:

“L’Iva? E cosa è?” Suscita un’amara ilarità la risposta data da alcuni imprenditori cinesi ai tecnici Asci durante le interviste per il progetto Integrazione imprenditoriale della Camera di Commercio e della Regione Toscana, e conferma ulteriormente il pessimo rapporto che l’imprenditoria cinese ha con il fisco italiano.

L’episodio è stato raccontato questa mattina, martedì 25 ottobre, dall’autore della ricerca, Nicola Angelillo, durante la presentazione dei check up alle aziende a conduzione orientale. Due team bilingue hanno visitato 200 nuove imprese del comparto moda. Di queste solo 99 hanno accettato di rispondere a un questionario di oltre 150 domande sulla legalità e sul rispetto delle regole.

“Generalmente gli imprenditori si affidano a consulenti esterni e così si sentono deresponsabilizzati. – racconta Angelillo – Non è un caso che un imprenditore, alla domanda su quante volte versasse l’Iva, non solo non sapeva cosa era ma ha ribattutto che il suo consulente non gli aveva mai parlato di Iva”.

E poi c’è la gestione dei rifiuti: “Abbiamo chiesto chi li ritira – prosegue Angelillo – ma la risposta è stata volutamente generica (Boh, qualcuno) e poca collaborativa per paura di passare guai”.

Non va meglio al rapporto con i dipendenti: “Ci è stato fatto presente che non è possibile applicare dei regolari contratti di lavoro perchè altrimenti non sarebbe possibile rientrare nei costi e l’impresa non riuscirebbe più a stare sul mercato”.

E infatti, con la vostra concorrenza sleale le imprese italiane sono uscite dal mercato. Ringraziate il PD toscano. Che ha distrutto MPS e gran parte del tessuto produttivo locale.

Definire i Cinesi ‘imprenditori’ è come definire i negrieri, agenti di viaggio.




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