Sono troppi: pillole anti-bebè per sterilizzarli

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Dal giornale locale:

ROVERETO – Dopo le proteste estive, soprattutto dei commercianti del centro storico che, per colpa dei piccioni, hanno scelto di non rivolgersi più a Venezia in cerca della proprie origini, il Comune adesso si è mosso. Ed ha predisposto un task force «low cost» (4.636 euro in tutto, per capirci) per combattere la «piaga» del secolo: i piccioni appunto.

Le «firme» organiche dei pennuti da piazza – che fanno tanto arredo urbano ma che sono in fondo alla classifica in quanto a fauna da apprezzare e rispettare – e soprattutto la quantità industriale di questi esseri svolazzanti che non sembrano affatto conoscere la parola estinzione, hanno convinto palazzo Pretorio a darci un taglio. Nel senso letterale del termine. Per carità, che qualcuno non si aspetti novelli Edward Mani di Forbice in giro per la città ad affettare uccelli ma, piuttosto, una più prosaica sterilizzazione coatta. Come? Dispensando uno specifico mangime che inibisce la fertilità e, di fatto, cancella le uova. Nessun colombo, dopo la cura alimentare, potrà più covare. Il controllo delle nascite, dunque, servirà a diminuire drasticamente la popolazione risolvendo una volta per tutte il problema piccione urbano.

Gli esperti, ovviamente, frenano subito una potenziale levata di scudi da parte degli animalisti. I bocconcini «anti-bebè», infatti, non provocano infertilità permanente ma solo temporanea. Una volta eliminato il prodotto dalla dieta imposta dal Comune, non a caso, nel giro di 15-20 giorni i volatili tornano a sfornare uova e a ritrovare il gusto della famiglia numerosa.

L’intervento di «pulizia etnica» ancorché indolore, come detto, è stato invocato a gran voce dai gestori dei locali pubblici che con i colombi cittadini combattono da anni una guerra impari. Perché, appunto, sono troppi e se una volta si limitavano a sporcare strade, palazzi e monumenti da quest’estate molestano i clienti becchettando cornetti e pastine e perfino accomodandosi sui tavolini durante la pausa caffè.

Troppo, insomma, per non affrontare di petto la questione. Ed è quando ha deciso, e messo in pratica, la giunta Valduga. Che ha incaricato il Museo Civico di provvedere alla sterilizzazione dei pennuti ma, prima di tutto, al censimento se non proprio certosino almeno a spanne, ma significative. In che modo? Contando uno ad uno i colombi roveretani, individuando gli angoli della città scelti come nido d’amore e quindi colpire prendendoli per la gola, cospargendo il luogo della riproduzione di mangime inibitore della fertilità, quello che interrompe la produzione di uova.

Il monitoraggio della fauna avicola da salotto urbano, tra l’altro, avverrà «alla vecchia». Altro che strumenti ultramoderni a magari a raggi ics o contabecchi satellitaridi ultima generazione, dunque, ma piuttosto gruppi di persone in carne ed ossa istruite dal Museo Civico che, appunto, conteranno uno ad uno i volatili, con orari diversi, con fattori meteorologici differenti e in presenza di stimoli alimentari diversi.

Le aree individuate dal Museo dove fare la conta e spargere il blocca-Columba livia sono i cimiteri di San Marco e di Lizzana, i giardini Perlasca e alla Pista, le piazze Erbe e Malfatti, il Brione in zona Solatrix, le Fucine e Borgo Sacco. «Gli addetti dovranno fare un minimo di quattro uscite per area con un minimo di un’ora di osservazione per contare gli animali e valutarne i movimenti. – questo l’ordine del Comune – Le uscite saranno effettuate a distanza di una settimana e in momenti diversi della giornata».

E la pillola blocca nascite? Sarà distribuita al cambio di calendario, all’inizio del 2017, in modo da avere un’estate, la prossima, «pigeon free».

Ogni riferimento e correlazione che il lettore potrebbe avere intuito è decisamente voluto.




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