Germania: profughi rifiutano lavori, non hanno competenze

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Con un numero così alto di immigrati, il governo tedesco rischia di perdere il controllo. Non lo dice un politico “populista”, ma Reiner Klingholz, direttore dell’Istituto di Berlino per la popolazione e lo sviluppo. In un’intervista al Die Welt, il professore ha lanciato il suo grido d’allarme: “La Germania – ha detto – ha bisogno di lavoratori. Ma se lasciamo che tutto vada così, verranno troppe persone. Abbiamo già sperimentato che se accettiamo un numero così alto di rifugiati come l’anno scorso, il governo rischia di perdere la sua capacità di intervenire”. Lo studioso ha aggiunto: “Non si possono fare false promesse. Noi diciamo loro: tutto va bene in Europa, venite qui. Ma un’integrazione di queste persone è possibile solo se riescono a trovare lavoro. In questa quantità, il fenomeno non può essere affrontato”.

Nel 2015 la Germania ha accolto circa un milione di immigrati, la cifra più alta d’Europa, ed è tra i sei stati su ventotto dell’Unione Europea che si sono presi carico di quasi l’80% delle richieste d’asilo presentate in tutta Europa. L’idea era quella di importare forza lavoro con la scusa dell’accoglienza. Peccato che la gran parte degli immigrati accolti non parlasse il tedesco e avesse scarse qualifiche. Le confederazioni dei datori di lavoro hanno proposto di mandarli di nuovo a scuola, il che significa tramutare le grandi “risorse” per l’economia in un nuovo costo a carico dello Stato. Fatto sta che Continental ha avviato un programma di stage per 50 lavoratori migranti, ma dopo un anno solo il 30% dei posti è stato assegnato. Deutsche Post ha offerto 1.000 posti per uno stage indirizzato in modo specifico ai rifugiati, ma ha ricevuto solo 235 richieste di partecipazione. Se ne contano a centinaia di casi simili.

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