SCUOLA PERICOLANTE: 600 STUDENTI ALL’APERTO

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La scuola presenta una “seria condizione di pericolo per gli occupanti” secondo la Asl, intervenuta dopo mesi di segnalazioni da parte della preside dell’istituto, che adesso denuncia l’immobilismo del governo.

Così oltre 600 studenti dell’Ipsia Ferraris di Brindisi devono seguire le lezioni all’aperto. E’ la buona scuola di Renzi. Mentre gli oltre 1.000 fancazzisti africani ospitati nel vicino CARA hanno tutte le comodità.

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Nell’edificio nessuno potrà tornarci per il resto dell’anno scolastico: perché i soldi per metterlo a posto non ci sono. Tutti spesi per ristrutturare i locali destinati ai sedicenti profughi africani in fuga dalla guerra in Siria.

Secondo gli ispettori dello Spesal, servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria locale, la scuola ha “criticità a livello impiantistico e strutturale” e gran parte dell’edificio presenta “distacco degli intonaci all’esterno” e formazioni “di muffe e batteri e modifica dei materiali da costruzione, all’interno degli ambienti occupati”.

Ancora, scrivono i periti dell’Asl, gli infissi “sono irrimediabilmente danneggiati e obsoleti” e “i singoli vetri di cui sono costituiti rappresentano un pericolo per la sicurezza di tutti gli occupanti della struttura”. La stabilità di alcuni locali sarebbe minata dai “solai intermedi e di copertura dell’edificio” che sono “di vecchia concezione” e “risultano per la loro obsolescenza e degrado visivamente avvalorati”.

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“È una violazione del diritto allo studio”, denuncia la preside Rita Ortenzio De Vito.
Comune a tutta Italia, secondo i dati di Cittadinanzattiva, visto che si sono verificati 117 crolli negli ultimi 3 anni. Solo nell’ultimo mese siamo a cinque.

“Ho fatto 9 segnalazioni, la prima a marzo. Un lungo carteggio al quale non ho ottenuto risposta, nonostante a fine luglio avessi richiesto documenti importanti come il collaudo e l’agibilità – racconta la preside, contattata da IlFattoQuotidiano.it – la Provincia, responsabile dell’edificio, ha sempre taciuto. Siamo ancora in attesa del verbale della ditta che ha effettuato indagini diagnostiche dei solai. Cosa devo pensare? Che abbiamo qualcosa da nascondere, evidentemente”.

“Non è vero, gli uffici tecnici si sono mossi dopo ogni segnalazione – ribatte il presidente della Provincia, Maurizio Bruno – i problemi si sono aggravati quando, alcune settimane fa, la città è stata colpita da piogge battenti per diversi giorni”.

Poi lo stesso Bruno (Pd) specifica alla preside: “Lei conosce bene la legge Delrio, che stabilisce le funzioni di presidente della Provincia ad un sindaco con conseguente impegno limitato – commentava, lunedì 11 – comunque l’impegno dell’Ente sulla tematica dell’edilizia scolastica, anche alla presenza di tagli enormi, non è mai mancato”.

E pensare che i soldi per mantenere i mille richiedenti asilo al Cara di Brindisi ci sono. Anzi, ci sono stati anche per ristrutturarlo e renderlo accogliente per i clienti africani.

“La Buona Scuola parla di innalzamento della qualità dell’insegnamento, di miglioramento delle competenze dei docenti e di opportunità per gli studenti. Parliamo di utopia – spiega De Vito – se non si parte dal soddisfacimento di un bisogno elementare come quello di studiare e insegnare in una struttura sicura. Se non c’è questo, la Buona Scuola ha fallito nei propri intenti”.

“Non un euro per la manutenzione straordinaria è stato destinato alla nostra scuola. Il primo nucleo del Ferraris risale agli anni Trenta, la situazione è nota e chiara. Se non si sono trovati i fondi, qualcuno ha agito con imperizia e negligenza. Gli unici interventi hanno riguardato il caricamento degli estintori e la sostituzione delle manichette dell’antincendio”. Fino al verbale dei tecnici dello Spesal e alla conseguente decisione della preside che hanno portato il prefetto di Brindisi a convocare un tavolo tecnico. La soluzione proposta dalla Provincia? Frazionare le classi in edifici diversi: “Anche questo vorrebbe dire compromettere il diritto allo studio, perché l’inagibilità prevede la chiusura degli uffici amministrativi. E mi dite – si chiede De Vito – come è possibile gestire una scuola in questa maniera?”.