PADOVA: I 12 PALAZZI MULTIETNICI SONO UN INFERNO, ITALIANI ASSEDIATI

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PADOVA – Sacchi di immondizie gettati dalla finestra, grigliate improvvisate sulle terrazze, sporcizia su scale e pianerottoli, volumi di televisioni e stereo al massimo. Un inferno, vissuto ormai da mesi dai residenti dei dodici palazzi, per un totale di 152 alloggi, di proprietà dell’Inps.

Si tratta del complesso “Venezia” alla Stanga tra le vie Galliano, De Cristoforis e Martiri Giuliani e Dalmati.

Chi protesta ha individuato i maleducati in decine di stranieri, per lo più cinesi, filippini e africani, che abitano nei blocchi 13, 15 e 17. Gli inquilini italiani, disperati dai rumori molesti e dal cattivo odore, si sono rivolti al Comitato Stanga nel tentativo di trovare una soluzione.

Ed ecco l’idea: sono stati affissi sui muri dei tre stabili incriminati cartelli in lingua inglese, dove sono enunciate le regole base da rispettare nel contesto condominiale.

Un’idea degna di un nobel. Del resto, ormai, li danno un po’ a tutti. Ora i fancazzisti che vivono nelle case dell’Inps (costruita dagli italiani per ospitare stranieri) leggeranno i cartelli – sempre che sappiano leggere – e sicuramente si comporteranno da gentiluomini.

La realtà è che questi condomini multietnici sono in piccolo quello che è la società multietnica: giungle. Torri di babele post-apocalittiche.

Più la società si ‘diversifica’, più si indeboliscono le relazioni sociali. E meno è forte il senso di solidarietà: ci stiamo isolando gli uni dagli altri. Perché chi comanda sta inoculando nell’organismo sociale ‘elementi estranei’.

Che la “diversità” sia una debolezza e non una forza, lo ammetterà chiunque non sia un fan sfegatato del sadomasochismo.
Questo, oltre ad essere “vero” intuitivamente, è anche stato provato a livello scientifico.

Lo studio condotto dal Findlandese Tatu Vanhanen:

Ha dimostrato come, più una società è etnicamente diversa, più questa società è violenta.

Lo studioso ha analizzato tutti i paesi del mondo e ha comparato la loro frammentazione etnica con il loro livello di violenza e instabilità, trovando tra le due una correlazione “positiva”.

Ma questi non sono gli unici danni che porta la società multietnica. Un altro scienziato, Robert Putnam –http://www.theamericanconservative.com/article/2007/jan/15/00007/ -, ha dimostrato come, più una comunità è “diversa” dal punto di vista culturale e razziale, più questa diviene non cooperativa ed emotivamente frammentata.

E’ evidente che i due studi sono complementari: l’arrivo di immigrati frammenta la società e la rende meno “solidale” e “cooperativa”, spezzandola lungo faglie etniche. Questa frammentazione conduce alla violenza.

Non è infatti naturale, “immolarsi” per chi non ha con noi alcun legame. E’ naturale invece, preservare la propria identità e chiunque con noi la condivida.
E’ una semplice legge evolutiva. Perché dovrei “favorire” un Africano piuttosto che un Amerindo rispetto ad un mio consanguineo?

Dal punto di vista evolutivo, morire in battaglia per Sparta aveva un senso biologico, perché coloro che sopravvivevano portavano avanti la discendenza biologica di cui anche “tu” morto, facevi parte. Ma morire in guerra per il Grande Re persiano non aveva senso, biologicamente parlando.

Oggi, stiamo creando una società nella quale, non solo, sarà orribile vivere, ma anche, per la quale non varrà la pena morire.




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