Esportiamo cervelli e importiamo…beh, lo dobbiamo dire?

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‘Mi sento esiliata”. Barbara Capone e’ una giovane (35 anni) fisica teorica, laureata a Roma e poi, dopo un Master a Cambridge ha migrato attraverso l’Europa fino ad arrivare a Vienna, dove oggi si occupa di nanomateriali. Non ci sta a definirsi una migrante. ”Sei migrante se la tua e’ una scelta volontaria e potenzialmente reversibile, se puoi cioe’ tornare nel tuo paese e occuparti delle cose per le quali hai studiato e sei stata preparata”, ha detto. ”Purtroppo pero’, da quando, dieci anni fa, ho lasciato l’Italia, non ho piu’ avuto ne’ modo, ne’ occasione di tornare indietro. Ecco perche’ mi definisco piu’ una esiliata che una migrante”, ha spiegato la ricercatrice mentre sta andando a Budapest a presentare un progetto davvero interessante, la fisica al servizio dello sviluppo sostenibile, ovvero un programma di ricerca per fornire strumenti di purificazione dell’acqua. ”Occorre poi smontare anche lo stereotipo esterofilo – ha sottolineato – che va per la maggiore in Italia. Impossibile poi pensare di tornare in Italia attraverso i programmi di rientro dei cervelli in fuga. ”Si tratta di concorsi surreali – ha detto Capone – ai quali e’ davvero molto difficile entrare. Inoltre occorre dire che fino ad oggi tutte le posizioni accademiche erano chiuse”.

Ma tanto, noi abbiamo Mohammed e Abdul che sono appena sbarcati. Meno particelle esotiche e più cervelli esotici.




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