DISABILE A MILANO: COMUNE LO SFRATTA E CARITA$ LO RIFIUTA

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Dal giornale locale di Milano:

Disabile sfrattato con la finta promessa di una stanza alla Caritas: ora è in strada

Per lui e per Unione Inquilini, che mercoledì mattina era al suo fianco, quella di Aler era una promessa. Per l’ente, invece, era una proposta, un tentativo di trovare una soluzione. Risultato dell’equivoco, piuttosto doloroso: un uomo di cinquantadue anni, paraplegico e disabile, senza un tetto sulla testa.

È finito così, mercoledì, lo sfratto di un inquilino Aler moroso, che da anni – prima coi genitori, poi con un fratello – occupava un appartamento in un condominio al civico 30 di viale Ca’ Granda. In mattinata, le forze dell’ordine e alcuni funzionari dell’ente si sono presentati davanti all’appartamento e lo hanno sfrattato.

Proprio al momento dello sfratto, però, qualcosa è andato storto. “Aler – fanno sapere dall’Unione Inquilini a MilanoToday – ci ha assicurato che oggi stesso avrebbe avuto una stanza alla Caritas”. La soluzione, anche se soltanto per i prossimi sei mesi, sembrava quindi trovata. Sembrava, appunto.

Perché qualche ora dopo, l’uomo – sempre accompagnato dall’Unione Inquilini – ha scoperto che la Caritas di mercoledì è chiusa e che, soprattutto, non c’era nessun posto prenotato per lui. “Una nostra psicologa – la replica di Aler – ha suggerito di provare con la Caritas, ma nessuno gli aveva garantito che sarebbe stato accolto”.

Anche perché – denunciano dall’Unione Inquilini, che parla anche di una “finta telefonata” fatta da qualche funzionario Aler – la Caritas al momento non ha posto, tanto meno per qualcuno che ha problemi di disabilità e che, naturalmente, necessita di attenzioni particolari.

Quella tra l’uomo e Aler, però, è una storia che va avanti da tempo. Lo sfratto di mercoledì mattina è arrivato soltanto dopo anni in cui l’inquilino ha accumulato debiti per circa duecentomila euro.

“Abbiamo tentato più volte di cercare di risolvere la situazione – la versione dell’Unione Inquilini -, abbiamo chiesto che pagasse un anticipo su parte del debito e rateizzasse quanto rimaneva, trasferendosi in un alloggio con una metratura inferiore, ma Aler non ci ha ascoltato. La situazione si è incancrenita con il tempo a causa di errori di entrambi”.

“Per quindici anni, nonostante inviti a rateizzare, nn si è mai presentato né ha mai manifestato interesse a fare un piano di rientro – la replica di Aler -. A noi risulta che non abita lì realmente, tanto che non esistono utenze dell’energia elettrica e non ci sono molti effetti personali”.

Di sicuro, però, il cinquantaduenne – che per gli spostamenti lunghi ha bisogno di una sedia a rotelle – al momento è senza una casa. Nei prossimi giorni sarà ospitato nel residence sociale “26×1”: dormirà su un divano, al piano terra, perché non può fare i gradini.

Ci siamo rotti di scrivere che se fosse appena sbarcato, sarebbe già in hotel. In una stanza tutta sua, non su un divano.

Ci immaginiamo l’imbarazzo dei poliziotti, costretti da autorità senza vergogna ad agire in questo modo. Ma sarebbe anche ora di ribellarsi.




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