L’odio dei buoni è la vera forma di razzismo

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Una qualunque città italiana, esterno giorno. Una signora di mezza età, magra magra e dall’aspetto nervoso aspetta il bus. A tracolla, porta un borsone di tessuto grezzo tipo bottega equo solidale con una scritta cubitale: Il razzismo è una brutta storia. Un uomo la guarda corrucciato, lei storce il viso in un’espressione di disgusto, sibila a mezza voce nazista e si allontana scuotendo la testa come le beghine di una volta davanti ad una ragazza un po’ provocante. Le beghine ed i beghini “de sinistra” sono sempre in azione, in servizio permanente effettivo: il problema era, ed è ancora, l’incredibile odio dei buoni autoproclamati, fieri, felici, certissimi sempre di essere dalla parte della ragione.

Nel film di John Landis The Blue Brothers c’è una famosa, esilarante scena sui nazisti dell’Illinois. Per i guardiani della Verità, della Democrazia e del Bene, i nazisti dell’Illinois sono dappertutto, hanno conquistato nuovi adepti in giro per il mondo. Incuranti del ridicolo, e lontani dalla geniale vena di Dan Aykroyd e Joe Belushi, professionisti e dilettanti dell’odio in nome dell’Amore girano alla ricerca dei nuovi torvi ammiratori del Fuehrer. Nei giorni scorsi, sui principali giornali italiani, il referendum sull’immigrazione tenuto in Ungheria è stato sobriamente trattato con la categoria dell’”odio contro gli altri”. Il voto dei ticinesi sulla limitazione dei frontalieri ha scatenato ferventi toni patriottici quasi dannunziani per attaccare quei quattro svizzerotti che parlano con accento lombardo. Chi si azzarda a dissentire da leggi tipo il matrimonio omosessuale viene prima insultato furiosamente in quanto portatore di odio (sempre lì vanno a cascare), poi, con finto compatimento, è invitato a guardare il calendario: siamo nel 2016, perbacco, anche il bene ed il male hanno una scadenza, come lo yogurt.

Quello che davvero indigna, ed in qualche misura spaventa, nei sinistri orfanelli del comunismo, che, perlomeno, era una cosa seria, è l’assoluta indifferenza alle ragioni altrui, anzi la pervicace negazione che tali ragioni esistano. No, può essere solo malvagità, o crassa ignoranza, quella che spinge a non conformarsi alle splendenti evidenze del progresso. C’è di più, ed è l’attitudine stupefatta quanto indignata di chi vede revocate in dubbio verità autoevidenti:

“Il razzismo è una brutta storia”. L’odio dei buoni – Roberto Pecchioli




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