BRECCIA DI PORTA PIA: OGGI, ROMA TORNO’ ITALIANA DOPO 14 SECOLI

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«La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico.»
(Camillo Benso, conte di Cavour, discorso al Parlamento del futuro Regno d’Italia)

Alla fine non è andata proprio così, perché gli uomini sono esseri imperfetti, ma quel 20 settembre di 146 anni fa Roma tornò ad essere quello che era sempre stata, la capitale degli Italiani.

Sia chiaro: come per l’Unità d’Italia in senso complessivo, anche l’italianità di Roma precede la sua ‘formalizzazione’ di secoli. L’Italia è l’ultimo dei grandi Stati europei a nascere come tale, ma il primo ad esserlo etnicamente e culturalmente, almeno dall’epoca di Augusto.

brecciapia

Come per tutta l’epopea delle guerre di Indipendenza che ‘fecero’ l’Italia come Stato, anche la breccia di Porta Pia non è esente da interessi che oggi definiremmo progressisti, che vedevano nella fine del potere temporale della Chiesa l’opportunità di abbattere i valori tradizionali: ma quando hai un obiettivo grande, finisci per trovare compagni di strada coi quali non condividi gli ideali successivi.

Quindi siamo consapevoli che la presa di Roma fu, anche, una rivolta di settori progressisti della società contro la cultura tradizionale, ma l’Italia valeva il rischio. E dovrebbe fare riflettere i Bergoglio di turno: se un paese profondamente cristiano come l’Italia fu in grado di abbattere il potere del Papa in nome di ideali più grandi, potrebbe rifarlo.




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