RIO: SCANDALO DOPING SU ATLETI USA

Vox
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Atleti statunitensi hanno giustificato con certificati medici compiacenti la loro positività nei test antidoping effettuati alla vigilia e durante le Olimpiadi di Rio. Boom.

E’ quanto filtrato e diffuso sul web grazie ad alcuni hacker che hanno violato l’area “Confidential” del sito della Wada, l’agenzia mondiale dell’antidoping.

In particolare, i dati diffusi dai pirati informatici accusano le sorelle Williams, la ginnasta Simone Biles (4 ori) e la cestista Elena Delle Donne.

Al momento la Wada non ha fornito nessuna risposta ufficiale su quanto denunciato dai dati diffuso dal gruppo di hacker. Si presume russi. In nome una offensiva verità lanciata dal governo Putin dopo l’esclusione dei suoi atleti dalle Paralimpiadi di Rio e Tokyo 2020 e prima ancora dall’estromissione del contingente russo dell’atletica dall’Olimpiade brasiliana per lo scandalo del doping di stato.

La Wada, controllata dagli americani, non ha sempre mantenuto una condotta lineare nel giudicare i certificati, spesso usati per nascondere pratiche dopanti. In alcuni casi, l’Agenzia ha accolto la “giustificazione” medica presentata dagli atleti per motivare anomalie, in altri si espressa in senso contrario infliggendo le relative sanzioni e sospensioni.

Nel frattempo la rivelazione è stata sostanzialmente confermata. Il cuore dello scandalo sembra essere la federazione internazionale di ginnastica e in particolare il settore delle esenzioni terapeutiche. Il problema è la concessione per periodo lunghi delle esenzioni terapeutiche, e per sostanze dal valore terapeutico da dimostrare. Le sorelle Williams farebbero parte della lista di esenzioni, che possono essere concesse dalle singole Agenzie Antidoping con l’avallo delle federazioni internazionali. Gli americani si, i russi no.