‘Ignoti’ danno fuoco pacchi Carita$ per i profughi

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«A noi date le cose vecchie, ai profughi quelle nuove». È il messaggio lasciato su un foglietto, scritto dalla stessa mano che ha vergato con la vernice rossa sul cemento la minaccia: «Voi che vendete muro, sarete gambizzati», prima di appiccare il fuoco ai sacchi di indumenti destinati alla Carita$ diocesana di Pordenone sabato mattina.

Forse proprio uno dei bisognosi che da quando ci sono i cosiddetti profughi viene ignorato. Abbandonato da istituzioni e presunti preti. Qualcuno che ritiene di aver subito un’ingiustizia e che ha scelto di vendicare il torto con il rogo doloso.

Gli investigatori avanzano anche una seconda ipotesi: si potrebbe trattare di una persona che nutre sentimenti di rivalsa o di ostilità nei confronti degli immigrati e che ha scelto di colpire uno dei luoghi simbolo dell’integrazione e dell’accoglienza.

Ma pensa. Qualcuno nutre ‘sentimenti di ostilità’ nei confronti degli ospiti, chi l’avrebbe mai detto.

La scritta sul pavimento allude anche alle peripezie degli emigranti friulani in America («I nostri nonni, quante ne hanno passate»).

I danni alla struttura sono stati però contenuti: la parete annerita, qualche vestito bruciato. Sarebbero stati assai peggiori se il piromane dal volto ancora ignoto fosse riuscito a forzare la porta d’ingresso del centro di raccolta della Carita$.

Ci ha provato, con un piede di porco. Ma l’allarme antincendio lo ha fatto scappare, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco di Pordenone, verso le 5. I carabinieri della Compagnia di Pordenone non escludono che il piromane avesse intenzione di appiccare il fuoco anche all’interno dell’edificio.




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