SISMA: ALTRI 2 SCIACALLI ZINGARI SORPRESI A RAZZIARE, SI FINGEVANO TECNICI TELECOM

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Castelsantangelo sul Nera (Macerata) – Si aggiravano con fare sospetto tra le tende fingendosi operatori della Telecom sabato sera, verso le 22. La Forestale li ha seguiti e stanati a Castelluccio, scoprendo che si trattava di due giovani zingari: i famosi ‘ladri napoletani’ di cui i media di distrazione di massa continuano a parlare, senza vergogna, solo perché provenienti dai campi nomadi della zona di Napoli.

Secondo i giornali locali, i due, indossando calzoncini e una t-shirt con scritto Telecom, sono stati visti da alcuni sfollati girare a piedi tra la tendopoli e il paese. La strana uniforme, il fatto che fossero seguiti da tre donne, e soprattutto l’essere ripartiti alla vista delle forze dell’ordine con i fari spenti ha allarmato i residenti.

Al dramma di aver perso la casa, si aggiunge quindi la paura dello sciacallaggio zingaro. L’episodio è stato subito segnalato a poliziotti e carabinieri, che la notte stessa e ieri notte hanno presidiato la zona per evitare che altri malviventi entrassero nelle case abbandonate a rischio crollo.

«Se qualcuno di noi dovesse coglierli in flagrante – commenta Giacomo Subrizzi, che vive nella frazione di Gualdo – penso che rischierebbero il linciaggio. Sono rimasto soltanto io a Gualdo: eravamo 34 persone, ma il sisma ha fatto fuggire tutti. Da solo non posso stare. L’85% delle case è inagibile, le attività commerciali sono isolate, la politica non può restare a guardare un paese morto. E adesso spunta pure lo spettro dello sciacallaggio». Giustiziarli sul posto.

«Mi muovo nelle stanze ancora agibili, ma con la porta spalancata – spiega Assunta De Silvestris – pronta a scappare. Lascio aperto anche il portone all’ingresso per avere via libera». E come lei altri compaesani.

Al dolore per la morte della madre, si aggiunge il terrore degli sciacalli anche per Lea D’Angelo, proprietaria del Ristorante dell’Erborista. Ripartirà questa mattina per dare l’ultimo saluto alla mamma, morta sotto le macerie di Amatrice, per riabbracciare il padre, trasportato in gravissime condizioni in ospedale (è in coma) e per difendere la casa in cui era nata e in cui vivevano i suoi prima della tragedia. «Ho perso tanti amici – conclude in lacrime –. Non è giusto. Come se non bastasse, il problema della conservazione delle salme provoca un forte rischio sanitario. C’è un odore di morte indescrivibile».




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