Renzi, l’uomo di paglia della JP Morgan

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Passiamo ora alla cronistoria di come la banca d’affari americana abbia potuto mettere le mani su questa riforma costituzionale. Nel lontano 2013, la J.P. Morgan pubblicò un documento di 16 pagine in cui vengono riportati dei consigli, indirizzati ai paesi dell’Europa del Sud, per tornare economicamente competitivi ed uscire dalla crisi del debito. L’anno successivo, il 2014, avviene un incontro tra Matteo Renzi neosegretario del Partito Democratico e l’ex Premier britannico, ora consulente della J.P. Morgan, Tony Blair, non il primo incontro tra i due che si erano già incontrati nel 2012, quando l’attuale premier era Sindaco di Firenze. Questo feeling tra i due uomini politici porta il quotidiano britannico Daily Mirror a scrivere: “Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan”.

Da tenere presente che Blair è stato il premier che ha guidato la GB verso la transizione da nazione praticamente omogenea a verminaio multietnico: è quelo che Renzi sta cercando di fare, per ora con successo, in Italia. Gli stessi padroni, gli stessi disegni. A noi evitare che anche i risultati lo siano. Cacciandolo con ogni mezzo.

Le mani della J.P. Morgan sulla riforma costituzionale




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