SICILIANI PESTANO 3 PROFUGHI MOLESTI: ARRESTATI

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Si sono fatti giustizia da soli pestando tre presunti minorenni egiziani, ospiti di un centro di accoglienza locale a spese nostre.

Uno dei ragazzi, un sedicenne, ha riportato un grosso ematoma al cervello, ed è stato sottoposto a un intervento per la sua riduzione nell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania, dove è ricoverato con la prognosi riservata. Gli altri due sue connazionali sono stati giudicati guaribili in 5 giorni.

Indagini sono state avviate dai carabinieri che hanno arrestato per tentativo di omicidio e lesioni i tre aggressori, identificati grazie al filmato che uno dei cosiddetti profughi ha realizzato del pestaggio con il suo smartophone regalato dai contribuenti italiani. Un’inchiesta è stata aperta dalla Procura di Caltagirone. Molto solerti quando gli italiani reagiscono, lenti, maledettamente lenti, quando i migranti rapiscono i bambini italiani.

L’aggressione è avvenuta alle 17 di ieri sulla strada che collega San Cono, dove gli egiziani erano stati per la presenza del mercato settimanale, a San Michele di Ganzaria dove i tre sono ospiti del centro di prima accoglienza per minorenni non accompagnati, gestito dalla cooperativa San Francesco, che ospita complessivamente 25 fancazzisti molesti.

Mentre rientravano a piedi, a pochi centinaia di metri dalla struttura dove abitano, i tre extracomunitari sono stati raggiunti da due automobili, con a bordo complessivamente cinque uomini. Tre di loro sono scesi, uno mostrando anche una pistola, poi risultata giocattolo, e li hanno colpiti ripetutamente con delle mazze da baseball. In particolare si sono accaniti su un 16enne, M. M., colpendolo alla testa anche con il calcio dell’arma.

Su disposizione del procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, gli arrestai sono stati condotti in carcere. Il rapitore indiano, clandestino e spacciatore, è libero.

Questi sono episodi sintomo di una strisciante guerra di attrito. La guerra etnica, per il controllo, è appena iniziata. L’ha dichiarata Renzi, inutile poi lamentarsi.




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