STUDIO: GAYDAR, omosessualità è nei tratti del viso



La pruriginosa notizia dell’atleta italiana Bruni, che ha dedicato l’argento alla ‘sua Diletta’, e le foto pubblicate a corredo del gossip, ci hanno fatto ricordare di una interessante ricerca condotta dalla prestigiosa Cornell University.

Gli scienziati lo definiscono “GAYDAR”, dalla “contrazione” delle parole “Gay” e “Radar”: è  la capacità di individuare con precisione, l’identità sessuale con la semplice osservazione del volto di un individuo.

La ricerca della Cornell University, pubblicata sulla rivista scientifica PLos ONE, dimostra che il “gaydar” è un fenomeno reale e che la sua precisione è dovuta,sia alla sensibilità verso singoli tratti del viso, sia alle relazioni spaziali tra gli stessi.
Dice chi ha condotto l’esperimento:

Abbiamo condotto esperimenti in cui ai partecipanti venivano mostrate fotografie di volti di uomini e donne e poi classificavano ogni faccia come gay o normale.
Il tempo d’osservazione delle fotografie era molto breve, circa 50 millisecondi, così che i partecipanti avessero il tempo di vedere una faccia, ma non abbastanza a lungo per studiarla.
Inoltre, le foto sono state per lo più prive di spunti culturali: le acconciature sono state rimosse digitalmente, e nessun volto avevano trucco, piercing, occhiali da vista o tatuaggi.
In sostanza, durante la visualizzazione di tali facce in un tempo così breve, i partecipanti hanno dimostrato la capacità di identificare le tendenze sessuali: nel complesso, gaydar è risultato accurato per il 60 per cento delle volte.

Dal momento che la probabilità di indovinare sarebbe il 50 per cento di accuratezza, il 60 per cento potrebbe non sembrare impressionante. Ma l’effetto è statisticamente significativo — più ordini di grandezza sopra il margine d’errore.

Inoltre, l’effetto è stato altamente replicabile: noi stessi abbiamo scoperto costantemente tali effetti negli esperimenti, più di una dozzina, e la nostra ricerca gaydar è ispirato il lavoro dello psicologo sociale Nicholas Rule, che ha pubblicato sul fenomeno gaydar numerosi studi in questi ultimi anni ( http://www.nytimes.com/2012/06/03/opinion/sunday/the-science-of-gaydar.html).

Questo significa che, non solo gli omosessuali hanno una loro particolare “fisionomia”, derivante quindi da fattori genetici, anche se è piuttosto complesso definire quali geni possano esserne responsabili, ma anche che è innata la capacità dei membri non omosessuali della specie di “individuarli”.

Questo è evolutivamente sensato: per un uomo o una donna normali, protesi naturalmente alla riproduzione, l’essere capaci di “discriminare” ovvero di non “perdere parte del tempo mirato alla riproduzione” con individui “inadatti alla stessa”, è fondamentale per avere successo in termini riproduttivi.
E’ lecito supporre che nell’arco dell’evoluzione, gli esseri umani capaci di effettuare questa “discriminazione” siano stati avvantaggiati rispetto agli altri e abbiano così avuto la possibilità, di lasciare in eredità il loro patrimonio genetico discendenti. Compresa questa particolare abilità.
Stiamo parlando della stessa capacità che ci permette di distinguere visivamente, oltre che con gli altri sensi implicati, il partner ideale. E che ci fa discriminare in base alla similitudine ed individuare i membri della specie che per motivi genetici(l’aspetto estetico ne è espressione e quindi “specchio”) che sono inadatti per noi.

Un’altra cosa interessante è che:

In un altro esperimento, abbiamo trovato che “gaydar” funziona con abbastanza accuratezza, anche quando i volti sono stati presentati a testa in giù. La precisione aumenta, tuttavia, quando i volti vengono presentati in posizione normale.

Significa che l’osservazione dei “singoli tratti” è importante, ma che la loro disposizione “spaziale” è un fattore decisivo nell’accuratezza della previsione.

È infatti ampiamente accettato nelle scienze cognitive che durante la visualizzazione dei volti, questi vengano elaborati in due modi diversi: visualizzazione dei tratti (registrazione individuale delle caratteristiche facciali come un occhio o le labbra), nonché l’elaborazione della configurazione facciale(registrazione delle relazioni spaziali tra le caratteristiche del viso, come la distanza tra gli occhi o il rapporto tra larghezza e altezza facciale).
Quando si visualizzano i volti a testa in giù, tuttavia, la seconda elaborazione viene “perturbata” e ci impegniamo principalmente nell’individuazione dei singoli “tratti”.
Nella ricerca è ad esempio risultata importante, come fattore di precisione nella previsione, la zona della bocca.
La scoperta è stata che la precisione è maggiore osservando un volto dritto, rispetto ad uno capovolto, questo indica come la “configurazione spaziale del viso”, ovvero la disposizione relativa dei tratti del volto, sia decisiva nel contribuire all’accuratezza del fattore “gaydar”.
In sostanza, lpecifiche caratteristiche facciali, bocca naso occhi, sono importanti, ma non dicono l’intera storia. Le differenze nelle relazioni spaziali tra i singoli elementi del viso sono importanti per avere una previsione precisa.
Si consideri, ad esempio, rapporto tra altezza e larghezza facciale. Questa è una caratteristica fisica spaziale che differisce tra uomini e donne (gli uomini hanno un rapporto più grande) e riflette il rilascio di testosterone durante l’adolescenza nei maschi.
Questa ricerca ha dimostrato che gli stereotipi di atipicità di genere — gli uomini gay sono relativamente femminili e le donne lesbiche relativamente maschili — hanno, non solo un ruolo nel come le persone giudicano l’orientamento sessuale di altri individui, ma anche una validità fisica.

C’è un altro interessante risultato, non inaspettato dal mio punto di vista:
Un altra constatazione: in entrambi gli esperimenti, i partecipanti erano più accurati a giudicare l’orientamento sessuale femminile (64 per cento) rispetto a quello maschile (57 per cento). La minore accuratezza gaydar per i volti degli uomini è dipesa da una differenza di “falsi allarmi”: i partecipanti erano più propensi a classificare erroneamente un uomo nornale come omosessuale, rispetto ad erroneamente classificare una donna normale come lesbica.Perché potrebbero errori “falso allarme” essere più comune quando a giudicare l’orientamento sessuale maschile? In sostanza, la gente “esagera” nell’interpretare qualunque fattore facciale conduca a classificare gli uomini come gay. Cioè, volti di uomini normali che vengono percepiti come anche leggermente effeminato (a causa di una lieve sproporzione larghezza-altezza), e quindi in modo errato sono classificati come gay; mentre i volti di donne normali che sono percepiti come un po’ maschili possono ancora essere visti come appartenenti a donne eterosessuali.

Anche questa risultante ha un senso evolutivo profondo. Perché sia uomini che donne tendono a “sovrastimare” l’omosessualità di un individuo maschio? E’ ovvio che le donne sono, dal punto di vista riproduttivo più “preziose” (numero limitato di “uova” e periodo obbligatorio di gestazione) rispetto agli uomini, quindi, per una femmina di uomo la scelta del partner è più “discriminante” rispetto al corrispettivo maschile: perché sbagliare “obiettivo” ha un “costo” riproduttivo pesante. Quindi, meglio perdere un maschio potenzialmente “buono”, che beccarne uno inadatto, e per inadatto significa omosessuale, ma lo stesso concetto vale in ambito generale.
Questo non vale per gli uomini che hanno una capacità riproduttiva potenzialmente illimitata e quindi possono permettersi “errori”, ai quali rimediare immediatamente.

La ricerca termina con una considerazione obbligata nella scienza moderna. Scusarsi per avere portato alla luce una realtà “politicamente scorretta”. Purtroppo per gli scienziati, non so quanto questa loro “scusa”, li aiuterà, visto che apre scenari (noti) ancora più “scorretti”:

Sappiamo che la ricerca gaydar può suscitare disagio. Per alcuni, l’idea che è possibile percepire un omosessuale dalla sola osservazione sembra implicare pregiudizio, come se la capacità insita nell’essere umano definita da noi “gaydar”, significhi essere omofobi.
Non siamo d’accordo: tutti gli adulti con normali capacità percettive possono differenziare i volti di uomini e donne, e di persone bianche e negre, e in base a queste “discriminare”, ma tali abilità non rendono sessisti o razzisti.

E’ in atto una feroce propaganda omosessista, che sfrutta ogni occasione per debilitare le difese della società a questo processo di entropia chiamato ‘progresso’. Ma la difesa è dentro di noi, è la natura stessa, basta non mentire a noi stessi.



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