UDINE: PROFUGHI SCACCIANO BAMBINI DA PARCO GIOCHI

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Un’area pubblica destinata ai bambini trasformata in un «bivacco occupato a tutte le ore del giorno da gruppi di richiedenti asilo».
La denuncia arriva dai frequentatori dei giardini del Torso di via del Sale che hanno scritto al sindaco Furio Honsell e al prefetto Vittorio Zappalorto chiedendo di intervenire al più presto. Illusi, questi sono due collaborazionisti dell’invasione.

Il “caso”, su richiesta del capogruppo di Identità civica Loris Michelini, sarà discusso anche nella seduta della prossima commissione “Territorio e ambiente” convocata per lunedì.

«Il giardino – si legge nella lettera/petizione sottoscritta da 53 residenti – è attualmente (e da tempo) occupato costantemente da richiedenti aislo anche in numero rilevante (30-40 persone contemporaneamente) che bivaccano nell’arco della giornata. I frequentatori dell’area verde (principalmente bambini vista la vicinanza con la Ludoteca, madri, padri, nonni e altri con con garbo ed educazione trascorrono in relax il loro tempo libero) sono divenuti spettatori di numerosi atti di profonda inciviltà, oltre che di precaria igiene e sicurezza».

«Più precisamente – continua la lettera – i detti profughi o presunti tali defecano, urinano nell’area pubblica anche alla presenza di altri frequentatori nella totale mancanza di rispetto delle norme di igiene e pubblica convivenza. Si evidenzia altresì che i medesimi utilizzano le fontane per lavarsi, scattano foto ai bambini che giocano e girano video con i telefonini, oltre a fare uso e abuso di bevande alcoliche in ogni ora del giorno».

Per tutti questi motivi i cittadini ritengono che i giardini del Torso siano diventati «invivibili» e chiedono rimedi a più presto. Tra le cause dell’«occupazione» secondo i cittadini c’è anche la rete wi-fi messa a disposizione dal Comune.
«Si tratta di una situazione spiacevole che deve essere risolta al più presto – dice Michelini -. Un’area pubblica non può essere occupata costantemente da decine di persone che non rispettano le norme di convivenza civile».




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