Ci invadono ed è vietato parlarne, ma per 30 giuristi è “emergenza torture”

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Nonostante l’Italia si appresti a svolgere un ruolo di primo piano nel campo della protezione internazionale dei diritti umani, il nostro Paese non ha le carte in regola per svolgere questo ruolo in modo credibile ed efficace: è quanto affermano 30 tra giuristi, magistrati e docenti italiani, in una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio e ai vertici di Camera e Senato. Nella lettera, resa nota all’indomani dello stallo in aula al Senato sul ddl istitutivo del reato di tortura, tra i “gravi ritardi del nostro Paese in materia di diritti umani” se ne segnalano in particolare due: la mancata istituzione di una Commissione nazionale indipendente per i diritti umani e la persistente assenza, nel nostro codice penale, del reato di tortura. Nella lettera si ricorda che l’Italia è stata appena eletta membro non permanente del Consiglio di Sicurezza Onu per il 2017 e che si è candidata al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021.

E’ nota la presenza in Italia di camere delle torture nelle segrete delle prigioni. Sepolcri imbiancati. Che tacciono davanti alle vere emergenze: l’invasione afro-asiatica e la minaccia sempre più ampia al diritto di espressione.

In Italia si va in carcere se si scrive che la società multietnica è un postribolo e un campo di battaglia, o se si scrive che i “negri hanno il QI intellettivo inadeguato al vivere civile”, ma questo, agli ‘esimi’ giuristi di cui sopra non interessa. Non è un loro problema. Il loro problema è proteggere i fancazzisti dei centri sociali dalle carezze dei poliziotti.




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