Attivisti LGBTQI+: stop assegnazione del sesso alla nascita

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La comunità LGBTQI+ (abbiamo finito le consonanti ndr.) chiede il riconoscimento del matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso e la possibilità di adozione dei minori per i singoli, le singole e le coppie non eterosessuali.

A tal scopo si chiede l’introduzione dei termini “genitore”/”genitrice” al posto di “madre” e “padre” nella modulistica scolastica, amministrativa, istituzionale.

Ed ancora, chiedono parità di diritto all’accesso per tutti e tutte alla procreazione medicalmente assistita, indipendentemente dallo status di coppia e dal genere e orientamento delle componenti la coppia. Vi è la necessità di una legge contro l’omotransfobia, per evitare ogni forma di discriminazione.

Altra emergenza riguarda le persone che chiedono di accedere al percorso di transizione per la rettifica anagrafica del sesso. Si chiede alla Regione di potenziare la struttura presente presso il Policlinico di Bari, e la creazione di un secondo centro presso un’altra ASL pugliese. Si chiede inoltre l’accesso alla rettifica anagrafica sui documenti anche per le persone transgender che non possono, per motivi di salute, o non vogliano sottoporsi agli interventi chirurgici previsti.

Inoltre si invita alla promozione di campagne pubbliche di sensibilizzazione e di informazione, anche nelle scuole e nelle università, non solo sull’HIV e le MTS (malattie a trasmissione sessuale), ma anche sull’identità di genere e sulle persone transessuali e omosessuali, al fine di favorire l’inclusione sociale di tutti i cittadini, anche in ambito lavorativo. Si chiede poi che sia sospesa l’assegnazione arbitraria del sesso alla nascita da parte di famiglia e medici, rimandandola al momento in cui la singola persona possa decidere autonomamente e in piena consapevolezza. Infine, si chiede alla Regione Puglia di prendere una posizione chiara sulla questione Gender.

E pensare che basterebbe mandare quattro gatti dallo psichiatra per risolvere tutto.

 




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