DEVASTATO DA TUMORE, SOLDATO ABBANDONATO DA GOVERNO: “PER LORO SONO MORTO”

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Appello straziante dell’ex Maresciallo dell’Esercito italiano Marco Diana, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Io sono vivo, ma sto morendo”.

Diana ha 46 anni, combatte oramai da 16 anni con un tumore che a poco a poco lo sta spegnendo. Secondo quanto racconta in dieci anni di carriera militare è stato a contatto, nelle missioni in Somalia e Kosovo, con sostanze tossiche come mercurio, cromo, cadmio, arsenico, piombo e uranio impoverito, tra le altre. E per questo motivo si sarebbe ammalato. Allora non sapeva a cosa si stava esponendo. Che cosa stava inalando. Le cure a cui si sottopone, sono sperimentali e quindi costosissime. Per curarsi ha venduto pure la casa e si è indebitato. Lo stato però a detta sua non lo aiuta economicamente.

Il motivo? Perchè l’ex maresciallo Marco Diana per il Ministero della Difesa risulta morto. Almeno secondo i documenti secretati che dice di possedere. E quindi se defunto lo Stato non deve pagare le cure che lo mantengono in vita. Questo denuncia in un video dove a fatica parla per poco più di dieci minuti: “Ufficialmente deceduto. Così c’è scritto in questo documento che mi avevano garantito sarebbe stato modificato. Invece non è ancora stato fatto. Mi domando perché risulto ancora deceduto per la repubblica italiana? Io ho una risposta: perché se ufficialmente sono morto le commissioni non possono chiamarmi. Non possono pagare un biglietto, un albergo, vitto, alloggio e accompagnatore a un morto, per essere sentito. Perché non vogliono sentirmi? Perchè sono l’unica prova vivente con documenti tra le mani, con i quali posso fare nomi e cognomi di chi ha creato le morti di tutti noi cittadini italiani mandati a morire dalla Repubblica Italiana, in nome e per conto del popolo italiano, in zone di guerra. Ci hanno voluto dimenticare. Perché diamo fastidio, siamo scomodi, i loro errori non devono essere visti. Ecco l’unico motivo che mi posso dare del perché risulto ancora ufficilamente deceduto.”




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