L’errore di Salvini a Milano e l’effetto Cascina

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L’elezione di Milano, decisa per poche migliaia di voti, e che ha visto un’astensione record, dimostra che presentare candidati manager ‘moderati’ è una tattica perdente. Viviamo un’epoca nuova: l’elettorato non progressista vuole i ‘Trump’, non grigi burocrati alla Parisi.

Qualcuno pensava di sconfiggere un ‘democristiano’ presentando il suo gemello diverso. Ma in questo modo ha solo ottenuto l’effetto di non galvanizzare il proprio elettorato potenziale: perché andare a votare per uno come Parisi:

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Certo, il nuovo sindaco di Milano ha compagni di strada peggiori – estremisti islamici e fanatici dell’accoglienza – ma ha detto, in campagna elettorale, esattamente le stesse cose di Parisi. L’elettore non progressista vota se ha una vera alternativa, non vota se deve scegliere tra due cloni: lo dimostrano Cascina, Finale Emilia e Bologna.

Nei primi due comuni, candidati leghisti anti-immigrazione hanno strappato città rosse da sempre al PD. A Bologna, il Merolone ha mantenuto la poltrona per pochi voti.

La lezione di queste amministrative – da leggere comunque con il voto ben più importante perché più generale del primo turno – è che vincono gli estremi. Il centro, come terreno moderato, non esiste più.

Salvini prenda coraggio. Molli i ‘moderati’ e crei una vera coalizione identitaria.




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