Vogliono proibire i termini “Clandestino, Invasione e Allarme”

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Solito delirante rapporto dei tragicomici poliziotti della morale antirazzista di Carta di Roma:

Nei primi quattro mesi del 2016 la rassegna stampa tematica di Carta di Roma sull’immigrazione ha contato 6655 articoli – +22,15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e +62% rispetto allo stesso quadrimestre del 2014 – con una media di 55 pubblicazioni al giorno. Un aumento che se confermato nel tempo rifletterebbe la tendenza già rilevata nel 2015 nel nostro rapporto annuale, che vedeva il tema dell’immigrazione molto più presente sui quotidiani e sui tg prime time in confronto al passato.

Sarà perché sono aumentati gli sbarchi e i reati commessi dai vostri ‘migranti’. Geni.

Nel 2016, con la rotta balcanica e le possibili conseguenze della sua chiusura ancora sotto i riflettori, le notizie della categoria si limitano a una cronaca degli eventi di sbarco che appare “normalizzata” e standardizzata nei toni, con alcune eccezioni che saranno esaminate più avanti.

‘Normalizzata’. La Gestapo non avrebbe potuto utilizzare un termine più appropriato.

Tra le violazioni più diffuse della Carta di Roma continuano a persistere quelle relative alla terminologia. Quanto è stato diffuso l’uso di termini quali “invasione”, “allarme”, “clandestino”? Che si tratti di vocaboli tratti dal gergo bellico o di parole giuridicamente inappropriate, tali termino continuano a essere presenti, riflettendo frequentemente la posizione di chiusura della testata.
Incontriamo 612 volte la parola “allarme” (+24% rispetto al 2015), 289 “invasione” (+49% rispetto al 2015), 476 “clandestini” (-5% rispetto al 2015). L’”allarme”, così come il “boom” riguarda gli arrivi, la criminalità, la presenza di musulmani.
Google Trends conferma, anche da parte dei lettori, un ricorso meno frequente al termine di ricerca “clandestini” rispetto al 2015; rispetto a “clandestini” risultano più utilizzati “immigrati”, “migranti” e “profughi”, seguiti da “rifugiati”.
Tendenza che riflette in parte il linguaggio usato nel racconto mediatico: il vocabolo più utilizzato sui quotidiani analizzati è “migranti” (3707 volte), seguito da “profughi” (3028), “rifugiati” (2192), “immigrati” (1388 volte) e infine “clandestini”.

Rendiamoci conto. Questi poliziotti del pensiero corretto vorrebbero proibire l’uso di termini quali “clandestino, allarme e invasione”. In un contesto civile, questi paladini della censura – che travestono sotto il termine orwelliano di ‘hate speech’ (usano sempre un termine inglese, quando vogliono sodomizzarti) – verrebbero internati in un sanatorio. Invece no, perché sono i galoppini del Sistema.

Con l’attacco a Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015, le aggressioni di Colonia la notte di Capodanno e gli attentati di Bruxelles il 22 marzo 2016, nei quadrimestri di entrambi gli anni l’islam è protagonista di numerosi articoli. Nel 2016 sono 377 le notizie in cui si fa riferimento esplicito all’islam (un dato che non si discosta molto da quello 2015); 36 volte si usa questo termine nel titolo. Nel 25% dei casi il racconto si rivela palesemente in chiave negativa fin dal titolo.
Al centro del racconto mediatico l’ipotetica presenza di terroristi di matrice jihadista sul territorio italiano, lo “scontro tra civiltà” e il dibattito intorno all’apertura di nuove moschee.
Da segnalare i numerosi articoli che offrono una narrativa alternativa a quella della paura: storie di integrazione, approfondimenti e analisi che forniscono fatti e dati smontando stereotipi e pregiudizi. Tutti i dati contenuti nell’articolo, così come quelli dei grafici, fanno riferimento al primo quadrimestre 2015 e al primo quadrimestre 2016.

Ma pensa. Gli islamici scannano, e secondo questi invasati, è tutto un ‘pregiudizio’. Avviso: i pregiudizi salvano la vita, distinguono l’uomo dal buonista. Che è un tipo di scimmia antropomorfa non ancora evoluta e quindi incapace di opinioni. Anzi: terrorizzata dall’avere opinioni che potrebbero farla sentire ‘rassista’.

In conclusione: già l’idea di analizzare chi scrive cosa e dare pagelle di ‘correttezza’ è tipico dei totalitarismi. Che lo si ammanti di ‘giornalismo’ è ipocrita. Andate a farvi un capodanno a Colonia.




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