Pannella santificato dai media di distrazione di massa

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Perché  era il  politico più conformista d’Italia

La scomparsa, giovedì 19 maggio 2016, dell’ultraottuagenario “guru” radicale Marco Pannella fu l’occasione politica propizia, da parte del “circo mediatico” ultraliberale, trasformista e nichilista italiota (un gruppo sociale dominato dalle classi dominanti e da esse allo stesso modo cooptato, pertanto impossibilitato a esprimere qualsivoglia pensiero critico in quanto costretto a vendere il proprio, in verità modesto, capitale intellettuale sul mercato dell’integrazione mediatica neoliberale), per celebrare la cosiddetta “santità laica” del citato “sciamano” della “modernizzazione ultracapitalistica” della italica società. Marco Pannella, insieme ai suoi “compagni radicali”, fu infatti il protagonista di almeno 50 anni di battaglie politiche volte a normalizzare e ad americanizzare l’Italietta sconfitta e colonia dell’«alleato» (leggasi, del padrone) liberal-capitalista d’Oltreoceano. Marco Pannella e il Partito radicale hanno rappresentato e inverato, dal punto di vista politico, economico e culturale, il processo di transizione italiota ai lidi e alle sponde del capitalismo avanzato, terminale, assoluto, puro, ossia svincolato da qualsivoglia precedente dialettica. Grazie all’azione politica del liberal-nichilista Pannella, scrive il giornalista Maurizio Blondet, «divorzio, aborto, droga libera, nozze omosessuali sono ormai solida parte del costume di tutti: tutti i partiti, di “destra” e di “sinistra”, tutti i media, Confindustria, Unione europea, persino il Vaticano ormai le considera “battaglie liberali e di civiltà”»[1]. Il Partito radicale è stato, ed è tuttora, con e senza Pannella (che lascia, dietro di sé, “degni” eredi politici in ambo gli schieramenti del bipolarismo solidale all’italiana), il motore propulsore di una società “avanzata”, ossia «ormai del tutto “occidentale”»[2], priva di scrupoli, disinibita ed egemonizzata, nei comportamenti, nelle mode, negli stili di vita e nello stereotipato immaginario dei singoli, dai modelli di consumo e di desiderio della nuova classe media globale con elevata capacità di spesa (e pertanto in grado, attraverso il proprio potere di fuoco multimediale, di dettare le tendenze culturali e pubblicitarie fautrici della ulteriore radicalizzazione delle dinamiche di adattamento iperborghese in corso).

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