L’uomo che si veste da donna sponsorizzato dalla Regione Piemonte

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Inarrestabile il declino della stampa italiana. Soprattutto quella di proprietà degli Elkann. Impegnati nel tentativo di dissolvere quel che resta di sano nella nostra società.

Dal giornale finanziato per decenni dai contribuenti italiana, la Stampa:

Dentro maschio, fuori donna. Stefano Ferri è milanese, di professione manager e pr. La mattina quando si sveglia, da sette anni si veste da femmina. Casual, elegante, dipende delle occasioni. «É Stefania, la Stefania che è in me, che decide quel che devo indossare. Da quando l’ho conosciuta, mi sento così libero e leggero», spiega.

CROSSDRESSING
La sua scelta estetica e di vita ha un nome: si chiama «crossdressing». Stefano è un crossdresser, gli piace portare indumenti, scarpe e accessori del sesso opposto. Domani, alle 17 allo Spazio Piemonte del Padiglione 2, racconterà la sua esperienza con Maurizio Gelatti e Alessia Giorda, nell’incontro «Crossdressing di ieri e oggi», organizzato dal Coordinamento Torino Pride e dalla Regione, che quest’anno ha dedicato la presenza al Salone alla battaglia per i diritti Lgbt, e non solo.

LE DUE NATURE
«Io resto uomo in tutto e per tutto, innamorato della donna che ho sposato e con cui ho fatto una figlia meravigliosa – specifica il manager-. Chi non mi conosce resta spiazzato. C’è in me una separazione che è rimasta, delle due nature di uomo e donna. Tutti noi le abbiamo, si mescolano in infinite combinazioni psicologiche. È dovere primario di ognuno provare a vivere al cento per cento questo mix che la natura ci ha dato». Dopo anni non semplici, di tormento interiore che è durato un terzo della sua vita, dai 30, Stefano ha capito che giacca e cravatta gli stavano stretti. Che tubini e gonne gli calzavano a pennello e con loro si sentiva bene. Tanto che oggi ha iniziato anche a fare shopping con la moglie. Ma gli armadi rimangono separati: «Io porto il 42 di piede e ho il 50 di taglia, la mia consorte calza il 38 e indossa la 42. Nostra figlia, però, avrà un’ampia scelta di abiti da cui attingere», scherza.
LA DONNA GELOSA
La trasformazione del suo look e della sua persona è iniziata timidamente, in due fasi. «Ho cominciato a «femminizzare» l’armadio, prima mettendo camicie a fiori e giacche damascate, dimenticando il grigio dell’abito da uomo. Poi – dice -, a settembre del 2002 mi sono visto in una vetrina di John Richmond rispecchiato in un kilt e ho detto “deve essere mio”». È stato il giro di boa. È diventato crossdresser, come tra gli altri il celebre top model Andrej Pejic, che sfila in abiti sia femminili che maschili. Una pratica, il crossdressing, che può non avere alcuna attinenza con l’orientamento sessuale. Ferri lo spiega chiaramente: «Ce ne sono tanti tipi. Quello di chi vuole esprimere una protesta contro le convenzioni sociali, quello che sta per fare un passo verso il cambiamento di sesso, ma non è il mio caso, anzi. Io ho gusti maschili. Mi sono chiesto tante volte se fossi omosessuale. Non lo sono ma ho scoperto Stefania». La donna che è in lui, anzi fuori di lui. «Una donna gelosa delle altre donne», meno che di sua moglie.

A questo punto, molte ragazze vorrebbero chiedere a Stefano di lanciare un messaggio ai maschi. Spiegare cosa si prova a indossare i tacchi: «Si sta parecchio scomodi, ma ogni centimetro di tacco snellisce di un centimetro la gamba. Comunque, lo dico sempre, la prossima volta rinasco uomo. Così non dovrò più portare questa tortura!».

Avete notato come ogni malattia mentale sia da qualche anno entrata nel vocabolario con nuovi termini importati dal moralmente derelitto mondo anglosassone?

Ovviamente, se scrivessimo che il signore ha bisogno di cure e che la sua è una turba sessuale, verremmo denunciati – non sappiamo per cosa, forse ‘crossdressingfobia’ – e condannati da qualche magistrato che ha le stesse abitudini. Quindi non lo diciamo.

Il dramma della modernità non è la presenza di malati mentali, ma il fatto che per ordini dall’alto, i media di distrazione di massa li trattino come ‘curiose normalità’. Facendo loro del male.

Ovviamente, per le cose scritte in alto, questo non è il caso di questo Stefano, lui è ‘normale’.




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