L’ultima dei centri sociali: “Strappare libri Salvini è libertà di espressione”

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«Anche strappare i libri è libertà d’espressione. Bisogna dire basta al discorso della democrazia fine a se stessa!». Francesca, 21 anni, è la deputata a parlare per tutti i ragazzi del collettivo Hobo di Bologna. Come gli altri ha partecipato alle proteste contro l’arrivo di Matteo Salvini all’Università. Proteste che si sono concluse nella libreria Feltrinelli sotto le due Torri, con la distruzione di una decina di copie di Secondo Matteo, il libro autobiografico del leader della Lega.

Il collettivo, che si definisce «lavoratore di #IkeaInLotta, militante di Occupy, No Tav, insorto in Tunisia ed Egitto e a favore della riappropriazione del reddito», già pochi mesi fa aveva appoggiato le interruzioni delle lezioni del professore Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera criticato per le sue posizioni interventiste.

Mercoledì, ha voluto dare il benservito a Salvini. «È venuto provocatoriamente a Bologna, per dimostrare che la città non è più la rossa», racconta a Vanity Fair.it Francesca. «Dopo aver ricevuto due cariche davanti all’Università, c’è venuta l’idea di andare in libreria. Diciamo che abbiamo ironicamente accolto l’invito lanciato dallo stesso Salvini, #svuotalibrerie…».

Già, peccato che voi i libri non li abbiate comprati ma strappati. «È libertà d’espressione anche quella». Ma i libri si leggono, non si distruggono: «Basta con questa sacralità del libro: è una merce come un’altra. E la merce di Salvini porta avanti ideali che censurano la vita». Moltissimi hanno condannato il gesto, che rievoca un passato oscuro. «Ma non abbiamo mica strappato tutti libri. Abbiamo condotto un’azione mirata, simbolica». Beh, anche i nazisti non bruciavano tutti i libri. Soltanto quelli degli ebrei: «Mi pare un paragone superficiale. Basta con il discorso della democrazia fine a se stessa. Perché non parlate di democrazia quando i contestatori vengono portati via dalla Polizia o quando i migranti vengono fermati ai confini?».

Insomma, per Francesca e per i ragazzi del collettivo strappare quei libri è giusto e doveroso. Ogni paragone, ogni riferimento alla frase di Heinrich Heine «Laddove si bruciano libri si bruceranno uomini» è «ipocrita» e «specchio per le allodole della casta»: «Bisogna prendere posizione verso chi censura la vita». Per ora, l’effetto della loro posizione è stato quello di fal balzare in testa alle classifiche il libro che loro stessi volevano fuori dagli scaffali. A proposito, un’ultima domanda: qualcuno di voi ha letto il libro di Salvini? «No».

Ma come fai a discutere con chi si definisce ‘lavoratore di #IkeaInLotta, militante di Occupy, No Tav, insorto in Tunisia ed Egitto e a favore della riappropriazione del reddito’

Tutto e il contrario di tutto, vogliono ‘riappropriarsi del reddito’ importando clandestini. Sono solo teste vuote al servizio di chi fa affari con l’immigrazione, e nemmeno lo capiscono.




Un pensiero su “L’ultima dei centri sociali: “Strappare libri Salvini è libertà di espressione””

  1. Più che teste vuote a me sembrano teste di cazzo.Hanno strappato il libro di Salvini?Ame non me ne frega una beata mazza.Se lo voglio acquistare lo ordinoo su Amazon.Alla faccia di francesca,dei centri sociali e di quella mummia rotta in culo sifilitica di Lenin.

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