Friuli: aprono altri 3 hotel per ospitare profughi che si dichiarano minori

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E’ il business dei finti minori (e finti profughi) una piaga economica, oltre che sociale. Costano dagli 80 ai 150 euro al giorno, spese che i Comuni sono chiamati ad anticipare e che in toto, o in parte, per le comunità con più di 15 mila abitanti, vengono rimborsate a distanza di mesi. Ma i posti non bastano e servono nuovi centri. Perché i figli di mezzo mondo, li devono mantenere gli italiani.

Le strutture sono piene e, in mezzo ai presunti afghani e somali, ci sono armeni, nigeriani, albanesi e kosovari soprattutto, approdati in Italia in cerca di una sistemazione, poco prima del compimento della maggiore età. O forse dopo. Lunedì la polizia di frontiera di Tarvisio ha individuato 11 afghani nei pressi dell’autostrada. Il Bosco di Museis, che era già al completo con una trentina di presunti minori in carico, li ha accolti. Ieri mattina ne sono stati rintracciati altri cinque, sempre a Tarvisio: pagate voi.

Oltre agli ospiti del Bosco di Museis a Cercivento, Casa dell’Immacolata a Udine ha un centinaio di minori, il Civiform di Cividale 120, più altri 20 a Trieste, il Bearzi ha recentemente aperto l’accoglienza e ne ha una ventina, villa Russiz una quindicina, alla Casa dello studente sloveno una quarantina, La Viarte a Gorizia 30, La fenice ad Aviano 8, oltre 50 sul Carso triestino. Fate i conti, ballano migliaia di euro al giorno.

Eppure i posti non bastano. Le richieste da forze dell’ordine e sindaci sono quotidiane. «Le riceviamo anche dal Veneto» confermano i responsabili dei centri di accoglienza. Proprio per questo il prefetto di Udine, il solito Vittorio Zappalorto, che fa sempre onore al suo nome, ha deciso di correre ai ripari e di ampliare il business: «A breve potremo disporre di altri tre centri in provincia di Udine – premette il prefetto – si tratta di strutture ricettive che garantiranno l’accoglienza ai minori offrendo dai 30 ai 50 posti letto ciascuno. Si tratta del Green hotel di Magnano in Riviera, di una struttura a Udine e un’altra nei paraggi».

Intanto, il coordinatore di Bosco di Museis Renato Garibaldi fa partire la protesta. «Ho deciso di rifiutare l’accoglienza ai ragazzi albanesi e kosovari – esordisce Garibaldi – non per discriminazione, ma perché sono sempre più numerosi i ragazzi che arrivano da noi pochi mesi prima di compiere 18 anni.
Spesso hanno anche parenti in Italia e approfittano del sistema di accoglienza per convertire il permesso di soggiorno per minore età in un permesso di lavoro. Intanto vengono accolti nelle comunità, occupando posti che potrebbero essere destinati a orfani o bambini in fuga dalla guerra».

Di kosovari e albanesi ce n’è anche al Civiform, che attualmente ha avviato una serie di ristrutturazioni, limitando l’accoglienza. «L’arrivo di kosovari e albanesi è favorito anche dalla presenza di parenti in loco, che sono diventati piccoli imprenditori e che possono fornire ai ragazzi un appoggio – spiega Diego Martinuzzi, direttore dei servizi di accoglienza –. Fra i nostri ospiti vi sono kosovari, albanesi, bengalesi, egiziani, nigeriani, pakistani e senegalesi».

«A tutt’oggi continuiamo a ricevere richieste di accoglienza per minori che non sono affatto tali – denuncia Garibaldi – una settimana fa mi era stato inviato un afghano che aveva dichiarato di avere 14 anni, ma ne aveva almeno una decina in più» assicura.
Era già successo. «Finalmente ora, se necessario, gli immigrati possono essere sottoposti a un esame antropometrico che ne accerta l’età, ma per tanto tempo abbiamo dovuto accogliere ragazzi che si dichiaravano minori ma non lo erano».




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