Clan controllava Delrio: “Fece nominare suo uomo da ministro”

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Dagli atti dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, “appare evidente” che il vicepresidente educational di Confindustria, Ivan Lo Bello – che è indagato per associazione per delinquere – “ha in effetti ‘perorato’ la nomina (poi di fatto avvenuta)” di Alberto Cozzo a commissario straordinario del porto di Augusta (Siracusa). La vicenda è strettamente intrecciata alla concessione di un pontile nel porto siciliano che stava molto a cuore al “clan” e in particolare all’imprenditore Gianluca Gemelli. Secondo gli inquirenti, il “clan” riuscì a far cambiare idea al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che pensava ad un candidato diverso.

E come fecero cambiare idea al ministro Delrio? Minacciando di fare uscire le famose foto di lui con i mafiosi? Esistono?

La cerimonia svoltasi il 29 gennaio 2015 quando Roberto Camerini, appena promosso ammiraglio di divisione, lasciava il comando in Sicilia per andare alla Spezia, concluse “con successo” un lungo periodo di attività del “clan” individuato nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, che non sopportava la presenza dello stesso alto ufficiale della Marina ad Augusta (Siracusa). Dagli atti dell’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile di Potenza, emerge che, per sbarazzarsi di Camerini e mandarlo “in un posto innocuo”, l’imprenditore Gianluca Gemelli e gli altri presunti componenti del “quartierino” seguirono alla fine la tradizionale strada del “promoveatur ut amoveatur” cioè di far promuovere Camerini da ammiraglio ad ammiraglio di divisione per trasferirlo lontano da Augusta e quindi dagli interessi del “clan”.

Il governo sta ancora in piedi per un solo motivo: sono tutti sulla stessa barca. O lo stesso clan.




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