Le feste a spese nostre dell’ideatore di Mare Nostrum

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Il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, all’epoca comandante della Vittorio Veneto, che in una sosta a New York, avrebbe atteso i suoi ospiti, trasportati con un elicottero, in sella a un cavallo bianco, noleggiato a spese della Marina in occasione del cocktail. È una delle feste che un anonimo, evidentemente interno agli uffici, ha deciso di rivelare alla procura di Potenza (dove il capo di stato maggiore risulta già indagato per associazione a delinquere), a quella di Roma e alla procura militare, che adesso andranno avanti con le verifiche.

Vox lo ha scritto oltre un anno fa: MARE NOSTRUM: TARTINE E SPUMANTE A BORDO – FOTO

La lettera, supportata dalla documentazione, è stata trasmessa anche al presidente del Consiglio, al ministro della Difesa e allo stesso De Giorgi. In primo luogo le modifiche da 42 milioni di euro che, nel 2013, dopo una visita alla fabbrica di Fincantieri a Muggiano, l’alto ufficiale pretese fossero realizzate all’area destinata agli ufficiali (quadrati) e ai camerini di comandante e ammiraglio e per la realizzazione di una cabina di plancia vista mare destinata al comandante nella nave Bergamini, fregata della classe Fremm ancora in costruzione. Poi l’affare nel quale avrebbe avuto un ruolo anche Valter Pastena: il contratto da 30 milioni con una società praticamente inesistente che, secondo l’attuale capo di Stato maggiore, avrebbe dovuto costruire un’imbarcazione super veloce di 32 metri. Un progetto secretato e ancora in corso.

Famosi si legge nel documento sono stati i festini da lui organizzati da comandante a bordo della nave Vittorio Veneto in navigazione, con tanto di trasferimento, a mezzo elicottero, di signorine allegre e compiacenti. O di quella volta, sempre da comandante della nave Vittorio Veneto in sosta a New York, che accolse gli invitati a un cocktail a bordo, in sella a un cavallo bianco.

Ma oltre alla parte godereccia e gaudente c’è anche quella relativa alla gestione del personale, nemmeno si trattasse di un re con la sua corte. “Bisognerebbe chiedersi come mai a tanti ufficiali dallo specchiato passato nelle commissioni di avanzamento e di vertice è stato precluso improvvisamente e senza spiegazioni ogni futuro sviluppo di carriera”. Chi faceva domande o rompeva le scatole veniva penalizzato, mentre le promozioni erano riservate ai più fedeli. Tra i casi più eclatanti c’è quello relativo agli incursori del Comando di Varginano, “trasferiti dall’altra parte dell’Italia (buttando così milioni spesi nella loro preparazione specifica) solo perché hanno fatto parte del gruppetto che nel corso delle prove del defilamento del 2 giugno, facendo scherzi con palloncini pieni d’acqua (è tradizione di tutti i militari che partecipano a tale evento), schizzarono Sua Maestà De Giorgi”. Insomma dal racconto dell’anonimo emergerebbe un profilo dell’ammiraglio simile a quello di un satrapo pazzo.

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Tornando all’aspetto più gaudente, nel dossier si ricorda “il pranzo luculliano, abbeverato da fiumi di champagne, fatto presso il ristorante “Il Bolognese” di piazza del Popolo a Roma dove condusse un codazzo dei suoi più fidati e compiacenti collaboratori a festeggiare il primo positivo consenso espresso dal Parlamento sulla Legge Navale“. Per eludere la rendicontazione, “le spese per il Capo di Stato Maggiore sono state sottratte alla rendicontazione amministrativa, esiste la raccomandazione di prendere nota delle spese e conservare tali annotazioni soltanto per l’anno solare in corso”. Sono due invece gli appalti di cui si parla nel dossier. Il primo risale al 2013 quando il Capo di Stato Maggiore “in visita a una fregata classe Fremm nei cantieri di Fincantieri per completare le ultime fasi di allestimento, non gradendo la ripartizione delle aree destinate al quadrato ufficiali e dei camerini destinati al comandante, ordinava ai dirigenti di attuare le modifiche da lui indicate”. Una bazzecola da 42 milioni e 986mila euro che De Giorgi fece pagare ai contribuenti. Ma l’ammiraglio si è superato nella “produzione di unità sottili stealth ad altissima velocità, con scafi e strutture di carbonio trattato con l’applicazione delle nanotecnologie”. De Giorgi riuscì a farsi approvare il progetto dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Mario Binelli Mantelli, che prevedeva una convenzione con la società “As Aeronautical“. Società che a quanto riportato nel dossier “tecnicamente non esiste e non dispone di apparecchiature, né di maestranze all’altezza. Il suo responsabile, ingegner Bordignon, millanta coperture illustri come De Giorgi e Valter Pastena”. Quest’ultimo è il consulente dell’ex ministro Guidi, anche lui indagato a Potenza nell’inchiesta tempa Rossa.




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