Tolto a coppia bambino comprato in Ucraina da madre ‘surrogata’:

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La Cassazione per una volta applica la legge: i figli nati all’estero con l’oscena pratica dell’acquisto da madre ‘surrogata’ (tipo Vendola e il senatore PD Lo Giudice) non possono essere riconosciuti in Italia.
Una coppia di Brescia ha infatti perso la prima causa approdata alla Suprema Corte e tesa al riconoscimento di un figlio nato in Ucraina da una madre surrogata che si era resa disponibile – dietro pagamento – a soddisfare il capriccio dei due.

Per effetto di questa decisione, il piccolo ‘Tommaso’ nato nel 2011 da una madre ‘surrogata’ su “ordinazione” è stato dato in adozione. Ad avviso dei supremi giudici, l’Italia non riconosce la pratica della “fecondazione extracorporea” e, quindi, quel piccolo è come se fosse figlio di nessuno e occorre trovargli una famiglia dato che la coppia ha cercato di mentire sulla sua nascita.
Di diverso avviso invece è stata la Procura generale della Cassazione rappresentata da Francesca Cerioni che aveva chiesto la revoca dello stato di adottabilità e la ‘restituzione’ di Tommaso a quelli che si erano spacciati per i suoi veri genitori e che al loro rientro dall’Ucraina erano stati ‘scoperti’ e denunciati per frode anagrafica.

Senza successo, marito e moglie hanno chiesto alla Cassazione di lasciargli il bambino sostenendo che i tempi sono maturi perchè l’Italia provveda a “individuare i valori condivisi dalla comunità internazionale armonizzandoli con il sistema interno”.
Secondo la Cassazione, “l’ordinamento italiano, per il quale la madre è colei che partorisce, contiene un espresso divieto, rafforzato da sanzione penale, della surrogazione di maternità, ossia della pratica secondo cui una donna si presta ad avere una gravidanza e a partorire un figlio per un’altra donna”.




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