Vincono i residenti di Casale San Nicola: profughi sfrattati, vigilanza anti-cittadini costa troppo

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Avevano ragione gli abitanti che a luglio, manganellati da alcuni agenti opportunamente scelti dal prefetto, si erano opposti all’arrivo dei finti profughi, un gruppo di giovani maschi.
Si erano ribellati, con il sostegno dei militanti di Casapound, all’insediamento di un’ottantina di immigrati nel Casale San Nicola a La Storta. Ora alla cooperativa che si occupa del centro, “Isola verde”, è arrivato lo sfratto. In una lettera, firmata dal prefetto Franco Gabrielli, che ai tempi della rivolta aveva sostenuto manganello in mano l’insediamento degli immigrati, si avverte che esiste ormai un problema, quello del dispiegamento quotidiano degli agenti che da allora presidiano la “casa” dei profughi, fuggiti da inesistenti guerre.

“Emergono” scrive Gabrielli “criticità relative all’ubicazione della struttura. In particolare si è preso atto, nel corso del 2015, delle proteste dei cittadini residenti nella zona che hanno dato luogo all’adozione di misure di vigilanza da parte della questura”. E poi: “Non si ritiene più sostenibile la prosecuzione di tali misure, né può considerarsi ammissibile un dispiegamento continuativo di forse dell’ordine al fine di garantire il pacifico espletamento del servizio di accoglienza. Ne consegue la valutazione di inidonietà della struttura per motivi logistici e ambientali”. Infine l’ingiunzione: “Si chiede a codesto ente gestore di voler proporre entro 30 giorno l’utilizzo di ulteriori stabili”.

Hanno vinto i residenti, costringendo lo Stato, o meglio quella cricca di parassiti che ha occupato il potere, ad un dispiegamento di forze economicamente insostenibile per ‘garantire’ i clienti.

“Ci preoccupa quanto emerso oggi in merito alla chiusura del centro di accoglienza di Casale San Nicola che attualmente ospita circa 80 persone”. Dichiara in una nota Gianluca Peciola, esponente di Sel. “Sono convinto che il Prefetto e le istituzioni territoriali metteranno in campo tutte le iniziative necessarie per scongiurare questo esito. La chiusura del centro manderebbe un segnale devastante alla città per la valenza simbolica di questo atto e per le ripercussioni sulla vita dei rifugiati. Chiediamo al Prefetto che si è sempre dimostrato attento e dotato anche di una visione sulla città di scongiurare questa chiusura. Agli operatori del centro e ai rifugiati va tutta la nostra solidarietà”.

Questi di Sel pensano solo ai clandestini.




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