Le portano via bambino per darlo a coppia gay, l’atroce storia di Rosanna

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“La mia bambina mi guardava con i suoi occhi verdi mentre la allattavo in tribunale. Si addormentò tra le mie braccia e poi l’hanno data ai gay in attesa. Lei si sarà svegliata, e ha scoperto che non ero più lì. Nessun bambino, a meno che non sia in pericolo – e non era questo il caso – deve essere portato via dalla sua mamma”

Immaginatevi la scena. Una donna allatta il proprio bambino di 15 mesi per l’ultima volta, in un tribunale, poi, tra le lacrime, lo deve dare ad una coppia gay. E’ quello che potrebbe accadere in Italia a breve, ma è quello che è già accaduto alla High Court of Justice di Londra.

Poi, la bambina se ne va, con il suo vestitino bianco e le scarpine rosa. Con la coppia gay, che se la porta via.

Al centro di questo dramma,  il cuore spezzato di una donna di 44 anni, che nel mese di aprile dello scorso anno ha perduto ciò che aveva di più caro al mondo. Per una sentenza di tribunale. Una sentenza, che non solo le ha portato via la bambina, ma che le aveva anche proibito di parlarne.

Come racconta il DM (LINK per approfondimento),  ad emettere la sentenza e l’ordine del silenzio, la giudice (FOTO) Alison Russell, 57 anni, fervente –  alcuni direbbero ossessiva – femminista e,  significativamente,  il primo giudice inglese ad insistere per essere chiamata ‘Ms’ piuttosto che ‘Mrs’.

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Una sorta di Boldrini d’oltremanica.  Ms. è infatti un termine femminile, politically correct, inventato per nascondere l’informazione riguardo allo status matrimoniale della donna. (Si pronuncia “Mizz”).

A novembre, la donna ha potuto finalmente parlare, dopo una campagna portata avanti dal Daily Mail.

Tutto inizia nel 2013, quando Rosanna, scienziata e ricercatrice, chiede ad un amico gay di donarle il seme per diventare genitori, prima che per lei, mamma, fosse troppo tardi.  Moralmente sbagliato, ma mai quanto quello che accadrà dopo.
“Ho pensato che sarebbe stato il padre perfetto per il mio bambino. Lo conoscevo da anni e lui era tra i miei migliori amici.
Avrebbe potuto visitare il bambino in qualsiasi momento. Non volevo avere un bambino senza un padre perché era importante per il bambino avere un padre. E lui ha accettato”.

Dopo la nascita, la donna battezza la bimba in una chiesa cristiana senza dirlo a Peter e al suo amante gay. Tiene la figlia con sé.

Ma poi, Peter, questo il nome dell’amico gay, decide con suo ‘marito’ di volere il bambino tutto per loro. E denuncia Rosanna: secondo lui avevano un accordo, lei sarebbe dovuta essere ‘solo’ la madre surrogata (Cirinnà) e al momento della nascita, avrebbe dovuto ‘cedere’ il figlio a loro. Peter e ‘compagno’.

Rossana nega di avere mai accettato un accordo simile. Non che sia importante, eticamente, ma lo sarà legalmente, perché la magistrato boldriniana darà ragione ai gay.

Poi il tribunale. La sentenza. Le lacrime. E la bambina che se ne va, col suo vestitino bianco e le scarpine rosa.




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