Kim ama la Bomba, e tra poche settimane l’avrà

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La Corea del Nord potrebbe presto avere il plutonio necessario per costruire non una bomba. Ma ‘la’ Bomba.
A lanciare l’allarme il numero uno dell’intelligence Usa James Clapper, spiegando come Pyongyang ha riacceso già da tempo il reattore nucleare nel sito di Yongbyon, a nord della capitale.

Il timore è che tale impianto sia in grado di fornire, “nel giro di mesi se non di settimane”, tutto ciò che serve per costruire un ordigno nucleare. Clapper lo ha detto chiaramente nel corso di un’audizione davanti al Congresso, aggiungendo che il regime di Kim, nonostante i moniti della comunità internazionale e il rischio di sanzioni, va avanti nella realizzazione del suo sistema di missili balistici intercontinentali. Come del resto dimostrano gli ultimi lanci di razzi a lunga gittata che spaventano molti Paesi, compresi gli Stati Uniti. I missili in questione infatti – ha confermato Clapper – rappresentano “una minaccia” anche per la costa occidentale degli Usa.

Il problema è un altro. Kim e la nomenclatura nordcoreana non sono dei fanatici islamici pronti al martirio, ma un’oligarchia che tiene ad autoconservarsi. Quindi nessun pericolo di escalation nucleare, ma solo la necessità di essere invulnerabili ad avventure americane.

Gli Stati Uniti, che hanno condotto più test nucleari di chiunque altro, dispongono di 7.650 testate, di cui 2.150 attive: 500 testate terrestri, 1.150 assegnate ai sottomarini nucleari e 300 pronte per essere montate sugli aerei. Inoltre, nell’alveo del programma di condivisione nucleare della NATO, la CIA riferisce di altre 200 bombe termonucleari (B61 a gravità) schierate in cinque Paesi NATO: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. In Italia sono una cinquantina.




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