Vescovo chiede accoglienza, Parroco: “Ma non sapete che tra loro ci sono malfattori?”

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Cassano d’Adda (Milano) – Il Consiglio pastorale ha riunito le quattro parrocchie della città per parlare del business dell’accoglienza dei finti profughi, una sorta di consiglio d’amministrazione per fare il punto sui possibili incassi.

La serata è stata introdotta da monsignor Giansante Fusar Imperatore, parroco dell’Immacolata e San Zeno. Con lui, al tavolo dei relatori, erano presenti Cristiano Beltrami, vicepresidente della Caritas cremonese e relatore della serata, Danilo Andreani, componente del Consiglio pastorale e delegato per la carità, e Fausta Villa, segretaria del Consiglio pastorale. “Cassano è la prima realtà che si interroga sull’accoglienza dei migranti e ci interpella per ragionare insieme e capire meglio la questione prima di mettersi all’opera – ha spiegato Cristiano Beltrani -. È una emergenza che dalla Primavera araba in poi non ha ancora registrato flessioni, in un susseguirsi di nuovi problemi”. Come riescano a concentrare tante sciocchezze in una sola frase, è cosa degna di studio.

“Ogni giorno dalla Prefettura arrivano messaggi nei quali si comunica l’arrivo di nuovi profughi da ricollocare sul territorio – ha continuato Beltrami -. Se si cerca di essere a posto con tutto non si parte mai con l’operazione accoglienza”. Non vogliono perdersi la loro fetta di torta.

Ma non tutti i preti sono affaristi. Netta la contrarietà di don Paolo Ardemagni, parroco della comunità cassanese dell’Annunciazione. “Non è così semplice come potrebbe sembrare – ha chiarito il parroco -. Ritengo sia sbagliato accogliere queste persone senza avere un posto idoneo dove ospitarli e un gruppo di cittadini che si prendano cura di loro. Ad oggi non abbiamo ancora trovato un luogo per accogliere i migranti, tutti dicono che questo è l’ultimo dei problemi, io invece ritengo sia il primo ostacolo importante da superare”.

Don Paolo snocciola i possibili problemi a cui si potrebbe andare incontro. “In giro per le diocesi spesso accadono cose spiacevoli, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, è sufficiente che fra di loro si inserisca qualche malfattore per trascinare il gruppo ad azioni scorrette ed ecco che gestire la situazione potrebbe diventare difficile. Ritengo quindi che dobbiamo prima di tutto trovare uno spazio adeguato ed attivare un gruppo di persone che si impegna per un certo periodo a dare la massima attenzione alle persone che dovremmo accogliere”.




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