Scandalo: profughi fatti assumere al posto di Italiani, il caso di Ecogest

Vox
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Grazie ad un’intesa definita tra la Prefettura di Ravenna ed Ecogest, l’azienda di Cotignola leader in Italia nel settore della manutenzione stradale ed autostradale, già dal prossimo 8 febbraio alcuni cosiddetti rifugiati provenienti dal continente africano (Senegal e Gambia) saranno inseriti all’interno dell’organico aziendale. Al posto di Italiani.

L’azione fa parte del piano di inserimento di personale extracomunitario con caratteristiche di rifugiato umanitario e rappresenta il primo step di un intervento più ampio di sostituzione dei lavoratori italiani con i cosiddetti profughi.

Il Ceo di Ecogest, Valerio Molinari, ha concordato questa prima fase durante l’ultimo incontro tecnico avuto presso la sede della società con un funzionario della Prefettura di Ravenna ed a seguito anche di una serie di colloqui con il sindaco del Comune di Cotignola che aveva rappresentato le necessità in tal senso del comprensorio dei Comuni della provincia di Ravenna.

Ecco che Prefetti e sindaci PD vanno a cercare lavoro agli immigrati, che così sostituiscono i lavoratori italiani. Tutto questo, con la complicità dei sindacati, sempre più vuote rappresentanze di dirigenti superpagati.

“L’occupazione strutturale – blatera l’azienda cotignolese- è uno degli obiettivi che rientrano nel piano di sviluppo aziendale di Ecogest tracciato negli scorsi mesi, coniugando il bisogno dell’azienda di risorse umane da destinare ai cicli produttivi, con la scelta, attentamente valutata e ponderata dagli azionisti, di offrire un’opportunità a tutti senza distinzione di nazionalità e di religione, accogliendo l’invito rivolto dalla pubblica amministrazione locale”. No, la distinzione la fate: perché di italiani, tra i profughi, certamente non ce ne sono.

Ma questa notizia ci permette e permetterà in futuro di occuparci attentamente di questa Ecogest. Che riceve appalti dalle pubbliche amministrazioni e che ha sedi in Turchia, Romania e Polonia.
In questa prima fase le quattro risorse che saranno inserite in organico provengono dal Gambia, dal Senegal e dalla Nigeria. Seguirà una seconda fase di programmazione strutturale per continuare ad impiegare manodopera pagata dai contribuenti in sostituzione di Italiani.

Sarà cura di Vox vedere con quali amministrazioni Ecogest lavora e darne notizia. Intanto potete fare un piccolo passo da soli, digitando Ecogest nella barra indirizzi, appaiono subito tutti Comuni guidati dal PD. Ergo, il PD dà appalti e ora rifornisce anche di lavoratori pagati dai contribuenti.

Ovviamente, anche Ecogest troverà il modo di denunciare Vox. Mettetevi in fila, e prendete il numerino.

Esulando dal caso in particolare. Sta avvenendo, a livello nazionale, su mandato del governo, qualcosa di gravissimo. Si attivano i prefetti per trovare lavoro ai profughi (in realtà giovani maschi africani considerati clandestini ovunque) che vanno giocoforza a sostituire lavoratori italiani ai quali non viene rinnovato il contratto a termine. Le società che lo fanno ci guadagnano, perché non li devono pagare: li paghiamo noi contribuenti con vitto, alloggio, vari benefit e paghetta. Possibile che nessun magistrato indaghi questo scempio che avviene alla luce del sole?

AGGIORNAMENTO: ECOGEST HA DIFFUSO UNA NOTA NELLA QUALE SPIEGA LA SUA INIZIATIVA, ECCOLA

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Accordo con Prefettura Ravenna per inserimento lavorativo dei rifugiati profughi: le precisazioni dell’azienda Ecogest a seguito delle errate informazioni circolate nel comprensorio.

RAVENNA – La scelta di contribuire alla formazione professionale, dopo un’intesa istituzionale con la Prefettura di Ravenna ed il Comune di Cotignola, di quattro rifugiati individuati dalle strutture territoriali d’accoglienza coordinate, consente ad Ecogest da un lato di proseguire la sua azione sociale sul territorio e dall’altro di formare, in prospettiva, professionalità utili ai propri interventi. E in riferimento ad alcuni comunicati stampa e commenti apparsi sulla stampa locale, Ecogest tiene a precisare alcuni fondamentali passaggi.

1) L’azienda ha di buon grado raccolto l’invito della Prefettura di Ravenna e del Comune di Cotignola ad aderire ad un programma di integrazione proposto a livello istituzionale, a più livelli, in adesione ad un programma nazionale che mira alla formazione di tali soggetti; provenendo l’individuazione degli stessi da parte dell’istituzione a ciò preposta, non spetta alcuna verifica da parte dell’azienda circa lo status del lavoratore, peraltro certificato dalle istituzioni proponenti.

2) Per tale attività l’azienda non riceverà né alcun compenso né alcun beneficio di qualsiasi ordine, sia fiscale che contributivo. Si tratta solo di attività sociale che l’azienda, con regolarità pratica in questo come in altri casi, secondo un preciso indirizzo etico aziendale.

3) Le unità oggetto della sperimentazione non vanno ad alterare in alcun modo l’organico attuale e futuro di Ecogest, trattandosi di un percorso formativo che, come tale, non potrà sostituire il piano di incremento occupazionale già varato dal cda aziendale.

4) Ogni unità coinvolta nel ciclo produttivo di Ecogest, a qualsiasi titolo, viene sottoposta ad apposita formazione specifica ed alle visite mediche previste dalla vigente normativa; i costi di tale attività sono a totale carico dell’azienda ed ammontano a 400 euro per ogni lavoratore.

5) L’azienda non è titolare di alcun appalto pubblico in Provincia di Ravenna né nell’intera Regione, lavorando, come è noto, soprattutto sulla rete autostradale nazionale ed estera. Non ha in corso alcuna partecipazione a bandi pubblici che riguardano la stessa area geografica.

6) Non abbiamo in questo momento in giacenza alcuna richiesta di assunzione proveniente dal territorio, che saremo ben lieti di prendere in considerazione fatta salva la disponibilità a raggiungere i nostri cantieri dislocati lungo la rete autostradale nazionale. Anzi rappresentiamo la difficoltà che spesso l’azienda riscontra nel reperire manodopera nazionale; l’eventuale ricorso a manodopera di diversa nazionalità non determina alcun risparmio per l’azienda che applica a tutti, indistintamente e senza diversità di provenienza, razza o religione, e senza sotterfugio alcuno, lo stesso identico contratto collettivo di lavoro regolato dalla legislazione specifica nazionale. Anzi, è bene sottolineare che ogni qualvolta l’azienda non trova manodopera locale, è costretta a rivolgersi al mercato internazionale con un aggravio di costi legati alle spese di trasporto, soggiorno e trasferta.

7) Tutte le risorse amministrative impegnate in sede sono provenienti dal territorio. L’azienda, a regime e nei periodi di picco occupazionale coincidenti con l’attività stagionale, raggiunge un organico che sfiora le 200 unità. Attendiamo, in vista del picco stagionale, le disponibilità di mano d’opera del territorio, in linea con le caratteristiche richieste dal processo produttivo aziendale, che esamineremo come sempre prioritariamente e con grande attenzione.

Tanto si deve solo per dovere di cronaca, ben lungi da qualsiasi forma di polemica politica che non appartiene né alla nostra storia, né ai percorsi aziendali che da sempre privilegiano l’attività di collaborazione con realtà imprenditoriali private piuttosto che con la pubblica amministrazione.

Giusto permettere la replica. Ma secondo noi non cambia nulla. E’ evidente che facendo lavorare dei cosiddetti profughi questo andrà a detrimento di un numero equivalente di eventuali lavoratori italiani che non verranno assunti. L’importante è essere onesti e chiari.