2030: l’Italia non esiste più, le sue città sono zona morta

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Forse non lo sapete, ma Vox ha una piccolo buco nero in redazione, dal quale, ogni tanto, spunta qualcosa. L’altro giorno è spuntata la Kyenge, abbiamo faticato a fargliela riprendere, oggi, un sorta di diario proveniente dall’Italia post 2030. Lo condividiamo con voi.

Nel 2030 l’ultimo Papa lascia Roma, la sua sicurezza non può più essere garantita. Si trasferisce alle Cayman. L’Italia è nominalmente guidata da un governo che ha sede in Sardegna, ma in sostanza è frammentata su linee etniche e religiose: le grandi città del nord sono zona proibita per i rappresentanti del governo nazionale, la loro influenza resiste solo nelle piccole città. Il sud è stato ceduto in leasing alla Mafia Spa che nel 2020 si è trasformata in società per azioni, e vige un certo ordine.

Nelle città del centro e del nord, invece, che sono nelle mani di mafie e organizzazioni criminali o religiose straniere, regna il caos. Milano è sede della più grande moschea d’europa, la Cupola di Pisapia, in onore al sindaco che iniziò l’iter per farla erigere a spese dei milanesi nel 2015. Il governo sardo non ha notizie di italiani residenti in città.

Firenze è stata dichiarata ‘zona morta’, dopo la grande Meningite del 2016, seguita alla grande ondata di africani che il governo del primo ministro Renzi aveva deciso di trasferire dalla Libia alla Toscana, per arricchire questa regione priva d’arte e ingegno. Bologna è stata venduta alla mafia romena nel 2018, in cambio di una partita di droga per gli allora parlamentari italiani. L’intera penisola italiana è abitata da 200 milioni di persone: pochi ricchi proteggono le loro risorse affidandosi ad eserciti di mercenari, da Palermo a Torino è una baraccopoli senza soluzione di continuità.

Il trasporto pubblico non esiste più, esistono trasporti ‘privati’, e per usare le strade si paga il pedaggio a imprenditori e criminali che le controllano, la differenza è molto labile.

San Pietro è sede del più grande campo nomadi del mondo, da quando l’allora Pontefice Papa Francesco, nel 2017, lo diede in dono agli zingari: come penitenza. Al posto della Sistina c’è oggi un grande bordello minorile, colpa degli italiani disse all’epoca il fidanzato gay del Papa – nel frattempo era stato abolito il celibato e anche il Vangelo – che non avevano saputo integrare i fratelli rom.

Nel 2020, dopo avere ceduto il sud alla Mafia Spa e avere reso l’Italia quello che oggi è, la classe politica si era ritirata col malloppo in Costa Smeralda. La nuova sede del parlamento è il Billionaire, il Capo dello Stato – di quello che rimane almeno – tiene le sue riunioni a Villa Certosa. Nelle zone sotto il governo sardo vigono le seguenti leggi: il matrimonio è severamente vietato, è obbligatorio avere almeno un’esperienza gay entro i 18 anni, per gli uomini è d’obbligo il reggiseno e le donne devono indossare un lungo saio nero – detto la ‘boldrina’ – dal nome della presidenta (se la chiamate presidente vi impiccano) della repubblica che ne impose l’uso nel 2018, quando alla guida di cento travestiti irruppe a miss italia sgozzando le miss e urlando “allahu akbar, vi sgozzo perché siete mute e svestite!”.

L’unica zona del sud ancora in mano al governo è Lampedusa, per ovvi motivi. Un ponte aereo quotidiano è attivo dall’isola alle zone ancora ‘italiane’. Infatti, come disse il premier Kyenge, che succedete a Renzi, e come recitano ogni mattina gli alunni nelle miniere di Stato: “l’Italia è ancora troppo italiana”.

Ho rischiato a lasciare questa testimonianza scritta, perché oggi è proibito scrivere, anzi, è proprio proibito sapere scrivere, perché la prima legge di Santa Kyenge, ora imbalsamata nel grande mausoleo di Lampedusa, recita così: l’ignoranza è forza.
Ci sono tante altre cose che vorrei scrivere, ma è quasi sera, ormai i black-out sono quotidiani e i cannibali congolesi sono in giro.




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