Toscana: sostituire lavoratori italiani con i profughi, il caso di Figline Valdarno

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È stato firmato l’altra mattina il protocollo d’intesa tra il comune di Figline e Incisa Valdarno (PD ovviamente), la cooperativa sociale Il Cenacolo e l’Istituto superiore Vasari di Figline, che prevede l’attivazione di un progetto di inserimento scolastico rivolto ai finti profughi presenti sul territorio.

Già dal luglio 2014 la prefettura di Firenze ha assegnato 21 richiedenti asilo politico (FOTO) al comune di Figline e Incisa, ospitati in una struttura ricettiva di Palazzolo a spese dei contribuenti.

L’idea alla base di questa nuova iniziativa è quella di inserire in percorsi scolastici professionalizzanti per poi sostituire lavoratori italiani. Lavoratori italiani che già oggi, questi individui che manteniamo in hotel, sostituiscono nella manutenzione di aree verdi con l’associazione ‘Il Giardino’. Manutenzione che non è ‘a titolo gratuito’ come millantano i vari media di distrazione di massa. Sia perché i comuni pagano le loro assicurazioni e contributi, sia perché ricevono vitto, alloggio, benefit e paghetta.

“Lanciamo un progetto sperimentale, per promuovere l’integrazione sul territorio, in un’ottica di scambio e conoscenza reciproca, ma anche per dare ai migranti la possibilità di acquisire competenze pratiche che potranno essere utili per il loro futuro inserimento lavorativo”, blatera l’assessore comunale al sociale Ottavia Meazzini.

“Iniziative come questa ci aiutano a riflettere sull’approccio da adottare per affrontare i nuovi arrivi – insiste l’assessore regionale all’immigrazione, il famigerato per i lavoratori italiani Vittorio Bugli -. Al di là della mera accoglienza in situazioni di emergenza, bisogna pensare ad una fase B e studiare un sistema di integrazione che sia il più possibile mirato e strutturato. Il caso di Figline e Incisa è un esempio virtuoso che presenterò agli altri sindaci toscani, affinché venga esportato anche in altre realtà territoriali”.

Sostituire gli italiani con i finti profughi è un ‘esempio virtuoso’.




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