La UE vuole uno stipendio per i profughi, in Turchia!

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Ottanta euro al mese di stipendio per ogni clandestino ospite nei campi profughi della Turchia. Lo propone il capogruppo dell’Allenza dei liberali europei (Alde), Guy Verhofstadt. Invece di dare i tre miliardi al governo di Ankara, Verhofstadt propone di destinare “un terzo delle risorse alle Nazioni Unite per cambiare le infrastrutture nei campi” profughi in Turchia e di utilizzare “gli altri due terzi delle risorse per assistere direttamente i rifugiati nei campi”. Attualmente, lamenta il capogruppo dei liberali, “l’Onu dà sette dollari al mese a sostegno delle persone”, mentre in questo modo “si darebbero 80 euro al mese a persona da spendere”.

Tra le altre misure chieste dall’Alde c’è una revisione di medio termine del bilancio dell’Unione europea che garantisca il reperimento di risorse per la gestione della e la costituzione di un corpo europeo di emergenza per l’emergenza dei rifugiati, formata da personale civile (circa 2.000 persone). Un piccolo esercito al comando di Bruxelles, per spararci addosso, ovviamente.
L’Alde chiede poi una revisione che renda possibile “una più agevole mobilità dei lavoratori extra-Ue”, concedendo più facilmente la carta blu sia ai lavoratori qualificati che quelli non qualificati.

Una serie di proposte demenziali. La prima potrebbe avere un senso se funzionale a farli rimanere lì, ma dare loro dei soldi, non farebbe altro che ampliare la platea di chi può pagare gli scafisti. Non più solo i ricchi, come oggi, ma anche tutti gli altri.




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